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Recensione libro: Americana di Don DeLillo

La recensione di oggi è dedicata ad un autore non molto conosciuto e non apprezzato dal grande pubblico. Il suo nome è Don DeLillo e uno dei suoi romanzi più conosciuti è stato pubblicato in Italia solo all’inizio del duemila, Americana resta, secondo me, uno dei suoi romanzi più belli. Prima di lasciarvi alla recensione colgo l’occasione per augurarvi un sereno 2018 pieno di letture e di immaginazione.

 

  • Titolo: Americana
  • Autore: Don DeLillo
  • Editore: Einaudi
  • Prezzo: 11,90
  • Prezzo ebook: 6,99

 

  • Trama: Ventotto anni, bello, manager di una grande rete televisiva: David Bell è il sogno americano diventato realtà. Cinico yuppie ante litteram nella New York degli anni Settanta, si nutre delle stesse immagini che trasmette il suo network. Ma dalla vetta del successo, gli si spalanca davanti un vuoto insostenibile. Decide così di lasciare il suo ufficio a Manhattan e di iniziare un pellegrinaggio nel cuore dell’America a bordo di un camper con tre improbabili compagni e la cinepresa in spalla. Il suo piano: filmare la vita della gente comune nelle piccole città di provincia. Un viaggio per catturare i volti veri, la rabbia, i conflitti di cui è intessuto il paese. È il film della sua vita, il suo film, il folle tentativo di scrivere un pezzo di storia americana, con l’arma di un umorismo raggelante e con gli scarti della cultura di massa.

Recensione

Le mie recensioni riguardano sempre la narrativa americana, genere che solitamente prediligo per le mie letture. Devo dire che pochi autori, soprattutto moderni, riescono ad incarnare quello che gli americani hanno sempre chiamato il “sogno americano”. Questo romanzo di DeLillo sembra incarnare quasi tutti gli aspetti dell’America grande. Secondo me è un romanzo che andrebbe letto almeno una volta nella vita, se appassionati di questo genere. Il nostro protagonista si chiama David, un uomo bello, ma la sua bellezza non è solo estetica io lo trovo molto carismatico e accattivante. Egli lavora in un ufficio a Manhattan nel campo della televisione e del cinema; il libro si compone di tre parti nelle quali assistiamo alla maturità del protagonista, all’umorismo e al contesto che lo circonda. Il testo non è semplice, scorre molto lentamente però è una lentezza che rimbomba nella testa del lettore e che permette di restare incollato alle pagine fino al termine della lettura.

 

Nella prima parte David affronta il tema delle relazioni sociali in una società che prova a tutti i costi di apparire, di guardare ad uno spettacolarismo molto caro all’America degli anni settanta.  Il protagonista fa riferimento alle battute, al modo di relazionarsi agli altri e di guardare alle altre persone: scopriamo subito che David ha delle relazioni con delle donne, ma della loro vita e delle loro personalità non sa nulla. La sua vita è vuota, un matrimonio fallito agli albori, una sessualità vissuta con pochezza e una vita che sembra non avere troppe vie d’uscita. Decide così di uscire dal suo contesto di appartenenza e di andare in giro con degli amici per scoprire come si vive dove i riflettori non puntano la luce, dove l’occhio della cinepresa non arriva. Il viaggio di David tra Chicago, Boston e New York dove incontrerà persone che nulla hanno a che fare con il suo lavoro gli permetteranno di capire alcuni aneddoti della sua vita che prima non aveva preso in considerazione.

 

La seconda parte di questo romanzo rifletterà molto sulla consistenza dei sentimenti, sul contesto, sulle domande cui l’uomo non riesce a dare una risposta significativa.

 

L’ultima parte è secondo me quella più “matura” del romanzo, dove si parla della solitudine. L’alienazione della grande metropoli, la solitudine degli uomini moderni sono accuse legittime che i grandi pensatori americani o gli scrittori hanno sempre mosso nei confronti della società americana.

 

“La solitudine intensa diventa intollerabile solo quando non c’è niente che si abbia voglia di dire agli altri”

 

Le persone incontrate da Dave nell’ultima parte del suo viaggio permettono di riflettere e di guardare in modo diverso gli altri. Viaggiare senza “nulla” è un modo per conoscere e per avvicinarci ad un mondo che ci circonda, all’apparenza lontano, ma al contempo vicino. Forse De Lillo ci insegna una grande lezione: per conoscere gli altri dobbiamo essere disarmati, ogni volta che guardiamo un altro, diverso perché altro, impariamo delle cose che non potremmo imparare se non la smettessimo di dare tutto per scontato. In questo caso la citazione sulla solitudine è calzante.

 

VOTO: *****

 

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