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Recensione libro: Il triangolo imperfetto di Edith Wharton

 

Cari Booklovers,

approfitto di questo poco tempo per scrivere qualche recensione, ultimamente sono molto impegnata e riesco a stare poco al pc. La recensione di oggi riguarda Triangoli imperfetti, una serie di racconti  scritti dalla straordinaria scrittrice americana e prima donna a vincere il Pulitzer del suo genere Edith Wharton. Ho conosciuto la Wharton perché mi è stato regalato il suo romanzo più famoso, il  premio pulitzer L’età dell’innocenza. Questa recensione nasce dalla collaborazione con l’editore indipendente Paginauno, che secondo me, pubblica dei libri molto interessanti soprattutto del mio genere letterario. Con questa prima recensione con la collaborazione indipendente apro una nuova rubrica che cercherò di curare più o meno spesso: scoprire-indipendente

 

  • Titolo: Triangoli imperfetti
  • Autore: Edith Wharton
  • Editore: Paginauno
  • Prezzo di copertina: 10,00
  • e-book: no

 

  • Trama: Lui, lei e l’altra (o l’altro): è l’eterno gioco del triangolo amoroso, la cui esistenza più o meno tranquilla, e più o meno esplicita, viene però messa in questione da un evento improvviso, come la morte, o anche semplicemente la malattia di uno dei protagonisti. L’evento provoca rimorsi ed esami di coscienza che investono la responsabilità dei superstiti e sembrano rimettere in dubbio ogni cosa, i sentimenti del passato come quelli del presente, anche se non sempre poi l’epilogo è quello che l’insorgere del dubbio farebbe prevedere. Tre racconti in cui l’autrice de L’età dell’innocenza rivela ancora una volta la sua impagabile maestria nell’analizzare i moti dell’animo femminile – ma non solo di quello – e insieme la sua peculiare capacità di mettere in luce, con sottile e spietata ironia, l’ipocrisia entro la quale essi sono spesso imbrigliati.

 

Triangoli imperfetti di Edith Wharton si presenta in un edizione tascabile di dell’editore Paginauno. Ho visto un’intera collana tra le foto dell’editore indipendente e mi piace molto la loro linea editoriale, perché è semplice ma allo stesso tempo si intona con le tematiche trattate nei libri. Il libro è piacevole tra le mani ed è stata scelta un’ottima linea di stampa.  Ma veniamo alla nostra storia: il libro si compone di tre racconti nei quali la scrittrice americana cerca di evidenziare un rapporto sentimentale particolare; non si tratta di un rapporto tra uomo donna ma di un rapporto tra lui-lei e l’altro o viceversa. I racconti sono brevi, quindi ho pensato che non mi sarebbero piaciuti perché poco esaustivi. Non apprezzo particolarmente i racconti brevi o i libri di poche pagine perché bisogna avere un’abilità tale da dimostrare di saper giungere alle conclusioni con poche pagine. Se non stessimo parlando di una grande penna letteraria come Edith Wharton questo discorso avrebbe un senso, ma è chiaro che di fronte ad una scrittrice così attenta alle dinamiche del suo tempo, anche poche pagine servono per snocciolare la storia.

Edith Wharton non è venuta meno all’altro romanzo di fama mondiale- L’età dell’innocenza– è una scrittrice che apprezzo particolarmente per le conversazioni e per i dialoghi che riesce a buttar giù nelle sue opere. Le sue donne hanno una moralità molto forte e, permettetemi di pensarlo, per quel che conosciamo della biografia della scrittrice si tratta di donne che iniziano ad avere la consapevolezza di essere tali in una società al maschile e poco attenta alle voglie delle donne. Queste donne irraggiungibili e piene di vita, le quali badano molto alle sensazioni. Veniamo così al primo racconto che sembra incarnare quanto detto poc’anzi:

Allegria in casa

Si tratta di un breve racconto di quarantacinque pagine con protagonisti Christine, Jeff e Devons. Christine e Devons sono sposati, mentre Jeff è l’amante a sua volta sposato con un’altra donna; Christine ha deciso di partire e di lasciare il tetto coniugale per raggiungere l’amante, un uomo devoto all’arte e molto innamorato della donna. Tra le pagine traspare subito una freddezza da parte della protagonista nei confronti del marito ma anche dell’amante quasi come se volesse giocare con la sua femminilità. Non sono riuscita a dare un’identità precisa a Christine perché secondo me incarna un pò la figura del vagabondo, ma al femminile. Un giorno è qui l’altro giorno sente la necessità di partire per cercare nuove emozioni. Forse una noia legata alla condizione femminile? Alla metropoli? Alla donna che intende affermare i suoi diritti? Il racconto della Wharton in questo è riuscitissimo molto contemporaneo e pregnante di significazione. La donna decide di soppiatto di abbandonare l’amante per ritornare dal marito, da questo intuirete il perché del titolo allegria in casa e lì sembrerà trovare la sua felicità fin quando non le si presenterà un problema che scoprirete durante la lettura.

Atrofia

Questo racconto è molto breve e la protagonista è una donna, Nora. La donna scappa da una vita opprimente composta da un marito violento, cognate cattive e una suocera che cerca di primeggiare in tutto. Ancora una volta la grande protagonista del racconto è una stazione ferroviaria ottocentesca piena di vitalità e di alienazione. Nora sta scappando dalla sua vita per incontrare Christopher, il suo amante, in una città molto grande. In questo breve racconto Edith Wharton spiega minuziosamente gli spazi e gli ambienti.

 

 

Il giorno del funerale

Altro racconto breve raccontato da un uomo e da una voce corale fuoricampo: sua moglie. Questa storia è drammatica perché, alla scoperta di una relazione extra-coniugale, la donna ha invitato il marito a lasciare l’amante minacciandolo di suicidarsi. Il marito ha preferito non farlo e la donna si è suicidata. C’è stato un processo, immagino anche morale considerando la società ottocentesca, ma non è mai trapelato il vero motivo del gesto della moglie. Il professore, questa la professione dell’uomo, sarà tormentato fino alla fine anche da una donna “non a posto”.

Postfazione

Giungiamo all’ultima “fermata” di questo viaggio, un viaggio breve ma con tanti elementi utili sui quali riflettere. Ho apprezzato particolarmente questa postfazione inserita dall’editore nel quale si è voluto evidenziare il rapporto con l’autore americano Henry James, chi conosce le bostoniane o ha un’infarinatura di William James, fratello di Henry, conosce esattamente di cosa sto parlando. Grande amico della Wharton e definito da lei stessa suo mentore è un altro pilastro della letteratura nord-americana. Anche le giustificazioni valide o le spiegazioni che sono state date nelle poche pagine della postfazione mi hanno convinta. E’ sicuramente un lavoro editoriale che va gustato e apprezzato. Ho ricevuto da poco il libro per la collaborazione e l’ho letteralmente divorato tra ieri sera e oggi, perché merita davvero di essere letto. Tutti questi personaggi nascondono una tenerezza d’animo senza eguali e, come si dice in postfazione, questi personaggi sono solo alla disperata ricerca dell’amore e della tenerezza. Necessitano di abbandonarsi ancora una volta alle passioni umane.

Triangoli imperfetti è un insieme di racconti straordinari scritti da una grande scrittrice che non può essere dimenticata perché la sua grandezza sta nella narrazione. Una donna brillante, piena di vitalità, con una caratterizzazione dei personaggi femminili senza rivali nel contesto nel quale scriveva.

Buona lettura,

Alessandra

 

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