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Recensione libro: Fame americana di Richard Wright

Fame americana di Richard Wright si propone come la continuazione di un libro già recensito, Ragazzo negro, presente tra i libri consigliati del blog. Ho notato che la segregazione razziale e l’odio sono ritornati a far parte dei dibattiti letterari per fortuna. La discussione non dovrebbe mai cessare e l’unico modo per farlo è proporre sempre nuovi testi da leggere, per poter ricordare. Per poter leggere questo titolo è necessario recuperare Ragazzo negro, trovate la recensione qui

 

  • Titolo: Fame americana
  • Autore: Richard Wright
  • Editore: Einaudi
  • Prezzo: 11,05 euro
  • Trama: Un racconto aggrappato alla realtà, “vissuto alla giornata”: la lenta maturazione d’un giovane solo e arrabbiato, avido di conoscere, affamato di parole e di libri. “Ragazzo negro”, quasi un romanzo di formazione, è l’autobiografia simbolica di Richard Wright, scrittore negro nativo del Mississippi, dapprima sguattero, spazzino, spalatore, poi impiegato alle poste, agente di assicurazioni, disoccupato, infine narratore di brevi racconti pagati pochi dollari a cartella. L’esperienza di vivere nelle cose, scoprire le parole come arma di liberazione: il coraggio di progettare la propria esistenza proiettandola verso il viaggio dell’utopia come scelta d’una fuga che non è più passiva sconfitta.

 

 

Fame americana racconta il viaggio del sociologo e autore Richard Wright alla scoperta di una città del nord: Chicago. Egli ha passato la sua esistenza in alcune realtà del Sud degli Stati Uniti in cui l’odio e le violenze nei confronti dei neri divenivano man mano sempre più aspri. La scoperta di una realtà priva o quantomeno meno carica di odio ha permesso all’autore di vivere un’esistenza nell’incredulità e in una convinzione molto importante, combattere a fondo il razzismo. Per chi non avesse letto la prima parte, l’autore è un uomo interessato alla letteratura, meno alla politica, ma attento al contesto culturale e alle reazioni dei gruppi d’immigranti presenti negli USA. Il mio blog, così come sui social, si occupano di narrativa americana e molto spesso le persone sono legate alle nuove uscite o ad un libro consigliato. Non voglio partire scoraggiata e provo a consigliarvi questo libro perché a mio giudizio si tratta di una realtà non vicina solo all’America ma presente anche nelle nostre vite.

Il primo approccio di Wright avviene con una famiglia di ebrei, proprietari di un negozio. Il sociologo è convinto di non essere ben accetto, in quanto nero, ma si rende conto che l’ambiente lavorativo della città del nord lascia presagire tutt’altro. Per una ragione che non vi spiego l’uomo lascerà quel lavoro per dedicarsi ad altro nell’ambito della ristorazione. Anche qui sembra trovarsi a suo agio ed entra a far parte di un ambiente politico, quasi per caso. L’America si trova di fronte alla crisi del ’29 e le cospirazioni del capitalismo inducono gli americani e i migranti ad occuparsi delle problematiche economiche della nazione. Qui l’autore testimonierà il suo rapporto con la nascente sinistra americana e con l’approccio statunitense al partito comunista.

In Fame americana l’autore spiegherà le ragioni per le quali ama e odia una fazione politica piuttosto che un’altra e proverà a raccontare le sue nuove esperienze. La differenza tra il primo e il secondo libro è evidente; si percepisce un’ansia iniziale dettata ad un sentirsi a disagio o ad aver paura di vivere in un contesto ostile, mentre in una città diversa lo stesso autore diventa protagonista delle problematiche e le vive finalmente da americano, più che da immigrato scomodo. Racconterà anche di sentirsi un americano borghese, inconsapevolmente. Spero che queste righe riescano a convincere qualcuno, perché si tratta di un libro breve, conciso, emozionante.

Voto

 

 

 

Buona lettura,

Alessandra

 

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