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Recensione libro: La famiglia Karnowski di I.J. Singer

Adelphi rappresenta una garanzia per me, perché le scelte editoriali riescono sempre a coinvolgermi. È il caso anche del romanzo di Singer, “La famiglia Karnowski” interessante dal punto di vista religioso e anche da un punto di vista conoscitivo.

 

  • Titolo: La famiglia Karnowski
  • Autore: I.J. Singer
  • Editore: Adelphi
  • Prezzo:8,50 euro
  • e-book: 2,99 euro

 

  • Trama: Israel J. Singer è un maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d’ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nell’affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America -, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all’alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell’oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna “essere ebrei in casa e uomini in strada”. Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski – percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniate e nemica, la contraddizione che innerva l’intera storia familiare.

La famiglia Karnowski si suddivide in tre storie generazionali: la storia di David, primo rabbino e capostipite della famiglia, Georg figlio di David e Jegor figlio di Georg. Un romanzo familiare dalle sfumature profonde ebraiche. Singer è un autore acclarato, dimenticato ad alternanza, ma uno degli scrittori più prolifici sui racconti della religione ebraica. Un romanzo che mi ha stupita innanzitutto per la celerità nello scorrere, nell’interesse che titubavo ad avere, non avendo mai approcciato a scritture del genere. Nelle prime pagine l’autore spiega, in parole semplici, alcuni elementi religiosi ad esempio una scissione fra il protagonista David e un altro gruppo religioso. Tale disputa porta David e sua moglie ad abbandonare la patria per trasferirsi a Berlino. La Germania non gode di accettazione e integrazione, così la famiglia si troverà ben presto a lottare con i pregiudizi razziali. Alla nascita di suo figlio, David appare molto preoccupato e per la confusione religiosa dimostrata dal bambino e per le scarse doti provate nello studio. La religione ebraica, su di tutti l’interesse specifico di David, vertono solo ed esclusivamente sulle erudizioni nelle discipline ritenute rilevanti.

 

A sorpresa di tutti Georg troverà la sua strada nella medicina, non ne sarà estasiato dal punto di vista lavorativo ma morale. Nonostante le avversità e la repulsione per le malattie e il sangue si sentirà molto vicino alle cure mediche e alla vocazione in medicina. Qui si renderà conto di dover lottare contro difficoltà, troverà anche dei contrasti matrimoniali fino alla nascita di suo figlio Jegor che perderà ogni sorta di radice religiosa.

 

Per Jegor la situazione sarà completamente diversa, non sarà quasi interessato a nulla e farà delle strane conoscenze. L’autore ha voluto evidenziare l’indebolimento delle radici culturali presenti in diverse generazioni, contornate sicuramente dalla costituzione di nuovi contesti storici che non permettono di comparare o guardare due realtà. La famiglia Karnowski mi ha particolarmente stupita ed è stata una lettura molto piacevole, quantomeno scorrevole.

Voto

 

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