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Recensione libro: “La figlia femmina” di Anna Giurickovic Dato, violenza di genere narrata?

Buongiorno a tutti e tutte, amici lettori e lettrici di libri da scoprire. Come accennato su Instagram, in questi giorni ho riposto la mia attenzione ad un libro per il quale avevo molte aspettative, complicato, contorto e dalle dinamiche sociali e psicologiche molto importanti ed allarmanti. Il romanzo in questione di, Anna Giurickovic Dato, è intitolato “La figlia femmina”.

 

 

  • Titolo: La figlia femmina
  • Autrice: Anna Giurickovic Dato
  • Editore: Fazi
  • Prezzo: 16 euro
  • e-book: gratis con kindle unlimited

 

  • Trama: Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della

Nella presentazione de “La figlia femmina” ho annunciato di avere molte aspettative e di essere ansiosa di leggere un testo complicato come questo, incentrato sulla violenza di genere e sul patriarcato. La violenza famigliare, soprattutto di genere, coincide con delle allarmanti dinamiche, presenti nella nostra società. Purtroppo, i casi di femminicidio e di violenze silenziose, in Italia, continuano tuttora a rimanere emarginate nel silenzio. La protagonista, nell’apertura del romanzo, è Maria bambina di soli cinque anni. Fin dalle prime pagine, nella città di Rabat, il padre violento matura le tendenze peccaminose nei confronti della bambina. Tutto scorre in un miscuglio di narrazioni fin quando, in tutta onestà, ho trovato delle mancanze narrative; mi spiego: ho avuto la sensazione, fin dalle prime pagine, di leggere un romanzo con delle mancanze e dei buchi narrativi perché il testo è narrato dal punto di vista della madre. La bambina, in quanto tale, segue delle linee narrative ingenue perché è ignara dell’atto violento, ma sbalordisce il modo in cui sono trattati gli altri personaggi. Non esistono dei luoghi precisi, i fatti tendono spesso a cambiare linee temporali senza trovare un luogo preciso per poter spiegare significativamente l’importanza di un romanzo del genere.

 

L’autrice Dato, ahimè, non è riuscita a spiegare e delineare bene i personaggi. I capitoli sono troppo brevi e tagliati nei punti salienti. Nonostante ciò la narrazione si divide in due luoghi separati: il luogo di appartenenza di madre e figlia e Roma in cui la madre prova a rifarsi una vita con Antonio. Neppure in Italia sono riuscita a trovare delle connessioni e delle forme di denuncia, dei dialoghi o delle situazioni che potessero farmi arricchire di conoscenza per situazioni così gravi. Sono rimasta un po’ delusa, perché ritengo che un libro con una trama del genere debba, necessariamente, suggerire degli spunti di riflessione e mostrare una conoscenza importante. Tuttavia, il romanzo è una buona lettura.

Il padre appare poche volte nel libro è presente la sua immagina evanescente, tra le altre cose, perché il romanzo riflette poco sulla violenza di genere e su quanto subito dalla bambina. Il finale ha diverse interpretazioni che mi piacerebbe discutere con altre persone.

Voto

 

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