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Recensione libro: La bastarda della Carolina di Dorothy Allison

Buona Domenica a tutte e tutti, benvenuti in un altro post dedicato alla recensione dei libri. Immancabili le mie letture di letteratura americana in questo clima natalizio che accompagna la nostra road al primo anno di apertura del blog. Oggi vorrei parlarvi di un libro particolare, La bastarda della Carolina, di cui non ho sentito parlare molto in Italia ma negli States l’uscita stessa del libro ha sconvolto le coscienze di quanti lo leggevano. Allison è una scrittrice accattivante, dura e piena di onestà intellettuale, capace di rievocare problematiche molto difficili da estirpare nella nostra società.

  • Titolo: La bastarda della Carolina
  • Autore: Dorothy Allison
  • Editore: mimimum fax
  • Prezzo: 15,30
  • e-book: 9,99

 

 

 

 

 

  • Trama: Ruth Anne Boatwright, per tutti Bone, dal padre ha ereditato solamente un certificato di nascita che la dichiara bastarda. In una famiglia nella quale amore, rabbia e prevaricazione fanno parte di un unico coacervo di sentimenti spesso incontrollabili, a sorreggerla è il disperato e dolcissimo rapporto che la lega alla madre, e che neanche le violenze subite dal patrigno riusciranno a spezzare. Ambientato in una cittadina del South Carolina negli anni Cinquanta, ricco di riferimenti autobiografici, il romanzo di Dorothy Allison racconta con un’intensità senza precedenti un mondo al contempo crudele e amorevole, nel quale la brutalità maschile e la resilienza delle donne, il desiderio di rivolta e la forza dei legami familiari coesistono in un intrico indissolubile. La scrittura, la profondità dello sguardo gettato sull’adolescenza, il ritratto dall’interno dei white trash e di un Sud quasi senza riscatto hanno fatto gridare la critica al capolavoro e hanno indotto a paragoni con classici quali “Il buio oltre la siepe” e “Il giovane Holden”. A pochi anni dalla sua pubblicazione, il romanzo fu al centro di una controversia legale quando una scuola decise di proibirne la lettura agli studenti; in sua difesa si schierarono anche Stephen King e la moglie Tabitha, che distribuirono copie del volume alle biblioteche del Maine perché potesse essere letto gratuitamente.

 

La protagonista principale è una ragazzina molto giovane proveniente da una famiglia di origini native-americane. Le loro vite incrociano quelle degli altri, americani, ma si avvicinano con diffidenza alla quotidianità di chi non appartiene a quella comunità. Il primo approccio del lettore con la storia di Bones, così denominata in famiglia, è con il dramma familiare di trovarsi ad avere uno stigma sulle spalle, l’etichettamento ‘figlia di nessuno’ in quanto la presenza del padre è fondamentale negli atti di nascita. La madre di Bones non racconta molto di sé, scopriamo qualcosa della sua vita attraverso le sorelle e qualche membro della famiglia che la descrivono come una donna forte, testarda e bisognosa d’affetto. La mancanza d’affetto e la solitudine, rappresentano il primo filo della tela che comporrà la nostra lettura.  Le vite della famiglia Boatwright sono molto complicate, innanzitutto con il vicinato e con coloro che guardano con distanza le loro vite, ma la madre e la sorella di Bones rappresentano le prime crisi della ragazzina. Bones è diversa dagli altri, in famiglia, perché si accorge con sensibilità di tutte le difficoltà, riesce a percepire le solitudini che intrecciano le lontananze e le mancanze delle comunicazioni famigliari.

La madre ha bisogno di poter contare su qualcuno e s’innamora perdutamente di un lavoratore della zona in cui vivono. Glen è un uomo molto coraggioso, ha vissuto drammi familiari molto importanti e non riesce a dimenticare la sofferenza che l’ha forgiato. La vicinanza della donna e delle due figlie, tra queste Bones, sembra però contrastare questo lato oscuro e spaventoso, che difficilmente viene scoperto dalla madre di Bones se non dall’attento e vigile presentimento di catastrofe percepito dagli altri membri della famiglia. L’amore e le costanti attenzioni di Glen non lasciano presagire i disturbi maturati dall’uomo con il tempo. All’inizio Bones sembra essere tranquilla, ma si accorgerà ben presto che l’uomo manifesterà le sue frustrazioni, scaricherà con violenza i suoi fallimenti sulle ragazze mai sulla madre.

Quando Dorothy Allison ha scritto questa storia, La bastarda della Carolina, voleva evidenziare uno spaccato della cultura americana del sud che difficilmente emerge nella letteratura. Questa consapevolezza è stata consolidata dalle riflessioni e dalla censura che le persone del luogo hanno provato a fare nei confronti dell’autrice. Queste sono cose e fatti che non possono essere conosciuti, una lotta contro la sensibilità che, per fortuna, è stata contrastata dall’affetto per la lotta di King e di sua moglie. La violenza non può passare in sordina e necessita di essere abbattuta con le forme di conoscenza, con una lotta costante contro la violenza. Ammetto di aver sofferto molto nella lettura, perché la denuncia della Allison comporta un linguaggio condito e degli atti che non restano spiegati con parole, ma creano delle vivide immagini nella mente.

Ho abbandonato “La ragazza della Carolina” mesi fa, per vari impegni. L’ho ripresa di recente perché quel titolo riecheggiava nella mia mente da tanto tempo e volevo conoscere la storia di Bones. La storia di tante ragazzine violate da violenze fisiche e verbali. Abbiamo, nella nostra epoca, il dovere di aggiornare le nostre menti, di conoscere  e di intervenire sulle dinamiche violente che ci circondano. Questa lettura non è bella, fa male. Ma va letta. Bisogna divulgare e conoscere.

Auguro a tutti un buon periodo natalizio.

Grazie e a presto!

Voto:

 

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