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Recensione libro: Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno

Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno sarebbe dovuto uscire in recensione dopo le feste, ma ne approfitto per farlo perché potrebbe ancora meritare un posto fra i vostri acquisti o regali di Natale. Come ho anticipato e ampiamente detto sulla mia pagina instagram (@libridascoprire), questo romanzo l’ho scoperto perché consigliato da Valeria (Read Vlog Repeat su YouTube) che ringrazio per lo splendido consiglio. Un romanzo molto interessante, con una scrittura fresca ma intuitiva. Scopriamolo assieme!

 

  • Titolo: Il sogno della macchina da cucire
  • Autrice: Bianca Pitzorno
  • Editore: Bompiani
  • Prezzo: 14,84
  • e-book: 8,99

 

  • Trama: C’è stato un tempo in cui non esistevano le boutique di prêt-à-porter e tantomeno le grandi catene di moda a basso prezzo, e ogni famiglia che ne avesse la possibilità faceva cucire abiti e biancheria da una sarta: a lei era spesso dedicata una stanza della casa, nella quale si prendevano misure, si imbastivano orli, si disegnavano modelli ma soprattutto – nel silenzio del cucito – si sussurravano segreti e speranze. A narrarci la storia di questo romanzo è proprio una sartina a giornata nata a fine Ottocento, una ragazza di umilissime origini che apprende da sola a leggere e ama le opere di Puccini ma più di tutto sogna di avere una macchina da cucire: prodigiosa invenzione capace di garantire l’autonomia economica a chi la possiede, lucente simbolo di progresso e libertà. Cucendo, la sartina ascolta le storie di chi la circonda e impara a conoscere donne molto diverse: la marchesina Ester, che va a cavallo e studia la meccanica e il greco antico; miss Lily Rose, giornalista americana che nel corsetto nasconde segreti; le sorelle Provera con i loro scandalosi tessuti parigini; donna Licinia Delsorbo, centenaria decisa a tutto per difendere la purezza del suo sangue; Assuntina, la bimba selvatica… Pur in questa società rigidamente divisa per classe e censo, anche per la sartina giungerà il momento di uscire dall’ombra e farsi strada nel mondo, con la sola forza dell’intelligenza e delle sue sapienti mani. Bianca Pitzorno dà vita in queste pagine a una storia che ha il sapore dei feuilleton amati dalla sua protagonista, ma al tempo stesso è percorsa da uno sguardo modernissimo. Narrare della sartina di allora significa parlare delle donne di oggi e dei grandi sogni che per tutte dovrebbero diventare invece diritti: alla libertà, al lavoro, alla felicità.

Non avevo letto alcunché di Bianca Pitzorno perché ho avuto le mie fasi di lettura che non sono mai riuscite ad incrociarla. Da qualche anno, dopo aver messo un po’ da parte i miei fantasy e classici di formazione, mi rintano spesso e volentieri con la mia letteratura nord-americana e tendo a tralasciare dei titoli che potrebbero effettivamente interessarmi. La protagonista del nostro romanzo potrebbe essere una delle nostre nonne, fiera giovincella vissuta in un’epoca in cui i vestiti avevano davvero qualcosa di unico, perché cuciti a mano e pieni di ornamenti singolari. Io sono sempre stata appassionata del cucito, sia di punto a croce che di ricamo. Ho anche frequentato dei corsi alle elementari.

La protagonista è una bambina che poi crescerà nel corso del romanzo, decisa ad imparare a cucire perché quel mestiere rappresenta fierezza e libertà. La grande maestra della bambina sarà sua nonna, brava come domestica per famiglie benestanti e brillante nel cucito. All’epoca delle vicende, non era possibile avere con sé una macchina da cucire a pedali perché non solo erano costose, ma erano in dotazione delle case più ricche e affollate. Il sogno ultimo della nostra sartina protagonista sarà quello di acquistare una macchina per cucire e per creare la sua indipendenza personale. La strada, ovviamente, nel romanzo si ripropone come complessa piena d’insidie e condita con personaggi illustri, quanto banali e simili alla sartina.

Un romanzo che non aggiunge molto di quanto si conosce sulla vita dell’epoca ma capace di rievocare un’epopea cara allo stile della Pitzorno. Seppur la trama non riuscisse a darvi l’input di comprare in libreria in romanzo, provo a mettere in luce alcune questioni importanti che mi sono piaciute. Da qualche anno, le librerie e molti scrittori di fama mondiale utilizzano dei personaggi forti femminili e lo fanno parlando di femminismo apertamente. Nell’insieme la storia potrebbe narrare solo delle vicende, in realtà attraverso una trama semplice l’autrice è stata in grado di rappresentare delle donne forti di ogni ceto sociale. Nessuna donna è intenzionate a cedere virtù, spensieratezza, affetto per riprodurre un modello maschile o di osservazione minuziosa delle regole. Ecco, questo potrebbe essere uno spunto per avvicinare le ragazze adolescenti a dei romanzi con personaggi femminili carismatici.

 

Ho incontrato anche i vecchi amici dell’umanità: amore e amicizia. Il primo è molto disincantato, pieno di insidie e di emblemi che sembrerebbero scongiurare il lieto fine. Il secondo è troppo subdolo da poter essere individuato. Ma l’aiutarsi nelle difficoltà, cercare di trascinare innanzitutto l’altro fuori dalle debolezze non è forse sinonimo di amicizia o affetto? A voi la parola!

 

Buone feste

Alessandra

Voto

 

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