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Il fondamentalista riluttante, un travagliato rapporto con l’America

Esistono, in genere, due modi per intendere il rapporto con l’America. Uno è dato dalla somma di tutte le grandezze che la meravigliosa nazione ha collezionato nel tempo, tra queste la fama e la gloria e la seconda è forse quella più esorcizzata e riguarda il sogno americano. Il protagonista de “Il fondamentalista riluttante” è un giovane ragazzo pakistano partito alla volta dell’America per frequentare la prestigiosa Princeton. Il romanzo, in sé, non è molto lungo ma vorrei discutere con voi di alcuni punti evitando di dirvi troppo.

Titolo: Il fondamentalista riluttante

Autore: Mohsin Hamid

Prezzo: 8,50

e-book: 6,99

Trama: Ogni impero ha i suoi giannizzeri e Changez è un giannizzero dell’Impero americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa cosí un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo. Impegnato a volare tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l’alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d’assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo.
Finché arriva l’Undici settembre a scuotere le sue certezze e a trasformarlo. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell’uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni «arabo» un potenziale terrorista. 
E mentre gli Stati Uniti invadono l’Afghanistan, il Pakistan e l’India sembrano sull’orlo di una guerra atomica e New York si lascia andare a un’agghiacciante volontà di potenza tinta di nostalgia, anche la personalità dell’amata Erica rivela lati sempre piú patologici. Giunge cosí per Changez il momento di compiere un passo irreversibile.

Il primo elemento è da ricercarsi nella partenza per gli Stati Uniti da parte del giovane Changez. Perché tutti sognano l’America? Il protagonista sembra rispondere con il tema dell’istruzione provando a spiegare come le eccellenze delle realtà ben discusse dal resto del mondo vertano su tantissime e solidissime ipocrisie; quei cervelli provengono da altre nazioni, sono dei fuggiaschi e uno di quelli si rende conto che tra il meraviglioso mondo dell’università rigogliosa e il mondo reale cui molti ragazzi hanno conosciuto come confronto è sostanzialmente diverso. Mentre lo studente brucia tutte le tappe, se non è un vero americano si trova sempre sul “chi va là” ed è costretto a fare i conti con una realtà non proprio multiculturale. Il rapporto tra Changez e New York segnerà queste differenze, con il paese d’origine.

Il paese di origine. Ho avuto l’impressione che il romanzo, prima di voler parlare al lettore, fosse una sorta di memoir o monologo proposto agli outsiders dell’America. Il fondamentalista riluttante, infatti, non descrive alcun fenomeno americano, nessun tipo di negazione, ma un rapporto intimo con una nazione che ha tanti figli diversi ma che ingurgita rapporti di cui non riesce a gestire lo spessore. Una riflessione non tanto sulle relazioni umane ma sulla fatica nello stabilirsi in una realtà che si trova in nette ostilità con l’altro.

In ultima analisi, fa riflettere anche il rapporto che Changez ha con una ragazza conosciuta in America: Erica. Giovane brillante, molto interessante, dolce, perspicace e gentile. Ma anche questo rapporto è spiegato da Hamid come un sogno, una mera illusione. Il rapporto che sembra essere nato e sfociato in amore si trasformerà in una spumeggiante malinconia in cui i rapporti umani si sgretoleranno. Ho potuto riconoscere alcuni stili vicini a questo pensiero, di Bauman e di Murakami Haruki. Non mi esprimo oltre e vi invito a recuperare il romanzo.

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