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Recensione libro: L’avversario di Emmanuel Carrère

Avete presente quando vorreste leggere un libro ma per una ragione o per un’altra ripiegate su altre letture? Le aspettative che creo basandomi sulle opinioni degli altri lettori impediscono, spesso, di focalizzarmi su qualcosa che merita davvero. E’ il caso de “L’avversario” di Emmanuel Carrére.

Titolo: L’avversario

Autore: Emmanuel Carrère

Editore: Adelphi

Prezzo: 14,45 euro

e-book: 9,99 euro

Trama: Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient’altro. Da diciott’anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare. È stato condannato all’ergastolo. Sono entrato in contatto con lui e ho assistito al processo. Ho cercato di raccontare con precisione, giorno per giorno, quella vita di solitudine, di impostura e di assenza. Di immaginare che cosa passasse per la testa di quell’uomo durante le lunghe ore vuote, senza progetti e senza testimoni, che tutti presumevano trascorresse al lavoro, e che trascorreva invece nel parcheggio di un’autostrada o nei boschi del Giura. Di capire, infine, che cosa, in un’esperienza umana tanto estrema, mi abbia così profondamente turbato – e turbi, credo, ciascuno di noi.

Nella nostra vita siamo abituati ad essere sottoposti a completi episodi di violenza che non sono finzione, ma spesso passano soventi per i telegiornali delle nostre tv. Che cosa succede quando un fatto di cronaca diventa talmente tanto struggente da oppugnare il giudizio dell’opinione pubblica? L’escandescente storia di Romand turba tutti perché non si tratta di finzione, ma di realtà. Egli è un uomo altamente rispettabile, una persona di cui stenteremmo a parlar male, lodato dalla sua comunità. In Francia Jean- Claude Romand è un medico molto arguto, intelligente, attento alla propria vita quanto a quella degli altri. Gode di privilegi lavorativi, un giudizioso impegno all’OMS , una moglie meravigliosa con figli al seguito. In una particolare giornata, però, Romand si trova coinvolto in un episodio che sconvolgerà la sua vita quanto quella di tutta la sua famiglia. La sua esistenza è un bluff, nulla di ciò che racconta esiste. Tutto si professa sotto mentite spoglie.

L’uomo non è un medico, non è la persona che ha sempre professato di essere è un ciarlatano. Per rimediare ad un segreto ormai per metà scoperto ammazza tutti. Si disfa della sua famiglia con lucida freddezza. Devo dire che se all’inizio del romanzo scorrevo attentamente le pagine con l’ansia di scoprire oltre sono arrivata ad un punto in cui la mia mente faticava a capire quell’uomo e mi sono immedesimata nello scrittore. Carrére non è un uomo qualsiasi, un autore o uno scrittore che narra una storia astrusa ma si tratta di una questione realmente accaduta. Scrive a Romand, durante il processo, per potersi occupare della storia. L’omicidio della sua famiglia è efferato, pieno di violenza con delle sconclusionate considerazioni e la memoria fatica ad arrivare ad un punto concreto. La risposta dell’imputato faticherà ad arrivare, giungerà solo dopo qualche tempo, periodo nel quale l’autore stesso ammette di aver desistito nello scrivere quanto stesse accadendo. Un fatto così crudele come può essere raccontato? Eppure Romand appare sdoppiato, cauto nei modi e diventa difficile esprimere un giudizio.

Credo di essermi commossa difficilmente nella mia vita, forse perché sono riuscita ad immedesimarmi con tutti. Ho provato una forte scarica emotiva, di dolore. La sofferenza stava coinvolgendo tutti, l’autore compreso. Le loro lunghe conversazioni portano a capire che la nostra mente potrebbe raggiungere un punto di non ritorno. E’ follia? E’ pazzia? Non potremo mai dirlo, mai puntare il dito contro nessuno. Un uomo che parla d’amore eppure si trova di fronte ad un burrone così grande, inciampa, si disfa di qualsiasi cosa.

L’identità di Jean- Claude Romand, a mio avviso, potrebbe essere lucida e menzognera quanto vittima di un raptus emotivo. Non sapremo mai il perché e se davvero il pentimento ha riscosso il suo animo. L’avversario, secondo me, non vive solo nell’omicida. L’umanità si è contrapposta all’animo dolente di quell’uomo e non si trattava solo della sua identità, ma gli altri erano delle pedine da sfidare.

Agghiacciante, ma un capolavoro della letteratura.

Voto:

 

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