Press "Enter" to skip to content

Recensione libro: Stoner di John Williams

Il 2018 è stato un anno di letture soddisfacenti ma sono stati pochi i libri ad entusiasmare la mia voglia di leggere o a dissetare la mia sete di lettura. In questo mese, sono riuscita a trovare dei romanzi interessanti e ho scoperto, a ventiquattro anni suonati, di aver trovato un altro libro della vita.

Titolo: Stoner

Autore: John Williams

Editore: Fazi

prezzo: 12,75

kindle: gratis

Trama: William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l’amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l’autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron)

Stoner di John Williams è uno di quei libri che consiglieresti solo nella specificità di lettura, magari nulla di eccessivo ma abbastanza interessante da poter essere letto. Un libro in cui l’autore descrive la storia di un uomo banale, mai eccessivo, sempre nella norma e nelle media. Eppure, quell’uomo normale che è William Stoner apre un mondo tanto conosciuto e squarciato da diventare il libro della vita.

Da più di un anno non riuscivo a leggere consecutivamente più di venti o al massimo cinquanta pagine, da risultare monotone e faticose. Ho letto le trecento pagine di Stoner in una giornata e non riuscivo a smettere. L’encomio per Stoner è iniziato fin dalle prime pagine, perché mi sembrava di leggere una parte sentita e dimenticata dell’America, capace di mobilitare i soggetti. Il romanzo di Williams possiede molto di sociologico che ho potuto collegare a ricordi molto solidi della sociologia americana.

William Stoner è un ragazzo comune che vive una faticosa vita di campagna nel Missouri. Egli ha la fortuna di essere figlio di due genitori diligenti, attenti alla sua crescita e formazione. Nonostante la precarietà della campagna, il ragazzo riesce a studiare e ad iscriversi all’università , indirizzato dal padre nel settore del lavoro familiare di agraria. In questo luogo che è l’università, mai abbastanza riconosciuto ed elogiato egli scopre non solo l’amore per lo studio e l’importanza di una formazione adeguata ma una moltitudine di soggetti la cui formazione non ricopre solo gli aspetti lavorativi e sedimentati nel mondo del lavoro, al contrario stimolano la percezione delle emozioni e vertono sui sogni di ciascuno di noi. La vocazione di William è del tutto distante da ciò che il padre aveva pensato per lui, sembra indirizzarsi più verso la letteratura e l’insegnamento. Una maturazione che sarà accompagnata dai necessari consigli del docente di letteratura inglese con il quale ha studiato.

Al di là dell’aspetto legato alle accademie americane, conosciuto e dibattuto spesso in letteratura, la monotonia porta a scoperchiare delle cose banali che neppure ci sogneremmo di analizzare. Si dice, ma questo vale per il mio ramo, che la sociologia si interessi delle banalità che se colte in varie sfaccettature riescono ad esprimere e sconvolgere l’ordine logico dei nostri pensieri. La solitudine del rapporto di Stoner con l’amicizia, la difficoltà di espressione in linguaggio concreto di sogni, il rapporto con colei che diventerà la sua donna sono frutto di un’attenta riflessione che abbandona l’ordinario per raggiungere parti delle nostre esistenze.

Nella relazione amorosa con Edith che per assonanza ripiegavo sulla figura di Edith Wharton ha contribuito ad alimentare il mio interesse per le relazioni sentimentali e per la maternità. Credo che, all’interno del romanzo, il rapporto tra Edith e la figlia faccia riflettere molto soprattutto sui ruoli che spesso riteniamo prefissati.

Non riesco ad esprimere concretamente e bene tutto il rispetto e l’affetto che nutro per Stoner di John Williams il quale ha scalato immediatamente la mia top delle migliori letture della vita. Se tralasciate il banale per un attimo e affondate nell’esperienza e nel racconto dell’autore, vi renderete conto di quanto questo romanzo rappresenti una lettura necessaria, genuina e poco distante dalle nostre vite. La banalità riesce ad apparire come valida fino ad un certo punto. Capolavoro.

Voto:

 

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: