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Black Mirror, stagione 5: un addio annunciato?

È stata una bella sorpresa per me ritrovare la quinta stagione di Black Mirror così presto. Non vedevo l’ora di poter guardare qualche episodio, considerato il mio interesse per l’analisi sociale delle tue tecnologie. Le prime stagioni della serie tv anglosassone hanno fatto riflettere non solo gli spettatori, ma anche chi si occupa di tecnologia. Peccato che questa nuova stagione ha rappresentato un flop in partenza. Se vi aspettate un commento del tipo: “che cosa brutta, non la guardate”, non sarà così perché non l’ho trovata così malvagia ma neppure “appealing” come le altre.

Il gap principale di questa serie di Black Mirror è di aver focalizzato tutta l’attenzione dello spettatore su tre episodi da un’ora ciascuno, con la spavalderia di riuscire a targare una serie che nelle precedenti puntate aveva molto da dire. Purtroppo, gli sceneggiatori hanno deciso di occuparsi di un tema troppo ricorrente e sovrautilizzato: il VR. Nel primo episodio una coppia in crisi raggiunge il picco di problemi e non-sopportazione con l’arrivo di un videogioco in cui il player può immergersi in un picchia-duro con uno scenario altamente modificabile e vivibile. In questo scenario, avvengono delle scene che sembrerebbero minare il rapporto tra i coniugi della nostra famiglia protagonista. Si è scelto di trattare il tema del gender legato alla tecnologia con superficialità e con molti buchi vuoti di trama, considerata la complessità dell’argomentazione.

Il secondo episodio è stato forse quello più sensibilizzante, meno banale e più realistico nel nostro tempo. Se l’accezione negativa della tecnologia faceva da maestra nelle precedenti stagioni qui sono riusciti davvero a creare una buona trama e a svilupparla con dignità.

Nel terzo episodio, si aggiunge al cast Miley Cyrus che interpreta una cantante molto amata dagli adolescenti con lo pseudonimo di Ashley O. Una giovane adolescente vorrebbe essere come lei e la ammira molto, soprattutto perché vorrebbe sfondare nel mondo della musica. Riesce ad entrare in contatto con il suo idolo attraverso un acquisto: Ashley too. Esso non è un oggetto inanimato, ma un vero e proprio assistente e si scoprirà avere la memoria della cantante supportata per poter conversare con i fan. I messaggi sono diversi: i rischi della realtà aumentata, il lavaggio del cervello seguito da lobotomia, una sorta di trascendentalismo da fisico ad astratto nell’era digitale. Sicuramente non si è tratto di visionare un brutto episodio, ma anche in questo caso l’idea non è stata sviluppata alla grande.

La quarta stagione di Black Mirror aveva già fatto storcere il naso a qualcuno e speriamo vivamente che ritorni come un tempo, carica di significati e pronta per poter essere discussa. In questo caso, non mi sento di aver apprezzato la quinta stagione al meglio e spero in un qualcosa di diverso in futuro.

 

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