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Recensione libro: Un paese lontano

In Italia è difficile trovare un percorso di studi indirizzato specificamente sugli studi americani. Inoltre, e questo è un mio pensiero, la dimensione del sessantotto in un certo senso ha scoraggiato tali studi annoverando gli american studies tra i radicamenti culturali imposti da cosiddetta cultura americana. La radice marcia che tutti speravano di eliminare. In secondo luogo, la letteratura non ha mai goduto di un’attenzione tale da essere studiata, se non strettamente necessario. Per questa ragione, ho apprezzato molto Un paese lontano di Franco Moretti.

Titolo: Un paese lontano

Autore: Franco Moretti

Editore: Einaudi

Prezzo: 16,15 euro

e-book: 9,99 euro

 

 

Sinossi: Nell’osservare la tradizione del romanzo, Franco Moretti ha inaugurato ricerche che hanno immesso aria nuova nelle asfittiche stanze della saggistica letteraria. Allo stesso modo, quando ha affrontato all’Università di Stanford l’insegnamento della «Literary History», decise di tracciare percorsi interdisciplinari inconsueti, incrociando letteratura, cinema e pittura per ripensare l’approccio alla materia. Il libro raccoglie cinque di queste lezioni, alla base delle quali vi è la scommessa che ogni insegnante dovrebbe imporsi per svolgere al meglio il proprio compito di fronte a studenti che spesso di storia della letteratura sanno poco o nulla. Cinque saggi brevi e compatti…

Il saggio di Moretti è composto da cinque lezioni americane riguardanti i grandi passaggi che, non solo hanno segnato la letteratura statunitense, ma hanno fornito un vibe sorprendente agli immaginari collettivi e cinematografici. Essi sono stati spesso accompagnati anche da forme d’arte inestimabili. Il percorso del professor Moretti è iniziato nella mia università, a Salerno, luogo in cui ha potuto notare le difficoltà di un ateneo giovane e in crescita.legato anche a difficoltà pregresse e alla scarsa attenzione riposta dai licei nella letteratura in generale. A differenza delle realtà accademiche americane.

I saggi

Nel primo saggio dedicato a Whitman e Baudelaire si discute sul disincanto del mondo e delle forme utilizzando la filosofia di Georg Simmel e di Max Weber. Sono presenti delle dissertazioni analitiche sull’utilizzo della letteratura da parte di Hemingway, saggi sull’utilizzo dell’arte e l’importanza di Edward Hopper nel contesto della solitudine contemporanea.

Ho apprezzato molto i cinque saggi proposti dall’autore; non credo che questo libro serva solo a chi, come me, è molto appassionato di letteratura statunitense. E’ un invito ad apprezzare l’America e gli autori che l’hanno resa celebre, soffermandosi su molti aspetti e sullo stile di una letteratura che sembra essere stata ormai posta ai margini.

Voto: 5/5

 

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