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Recensione libro: Epepe di Ferenc Karinthy

Epepe di Ferenc Karinthy è un libro realmente meritevole e destinato a imprimersi nelle nostre menti. Prima di iniziare la mia recensione, vorrei augurarvi buon anno e augurare lunga vita e prosperità a Libri da Scoprire che compie due anni di età. Grazie davvero di tutto, questo progetto è realmente importante per me.

Titolo: Epepe

Autore: Ferenc Karinthy

Editore: Adelphi

Prezzo: 13 euro

e-book: 9,99 euro

Sinossi: Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacità di dare, semplicemente, corpo agli incubi. “Epepe” è uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi resterà annidato, che lo vogliate o no.

Ho acquistato Epepe a fine 2018 con l’intenzione di leggerlo nell’anno successivo, ci sono riuscita negli ultimi giorni del 2019. Non si tratta della classica storia banale e neppure di un autore conosciuto o in voga al momento, ma come preannuncia l’editore che ha deciso di far pubblicare il romanzo: si tratta di un libro che avrà longeva vita e che racconterà sempre qualcosa di noi. Un professore parte per presenziare a una importante conferenza di linguistica, si trova in un universo che non capisce. Il primo punto riflessivo, oltre all’ovvia mancanza di comunicazione per problemi e gap linguistici, è il senso di estraniazione e perdizione. Avremmo davvero bisogno di cambiare città o luogo per non sentirci capiti? Che cosa capita quando siamo di fronte all’incomunicabilità? Ci sentiamo appunto perduti. Altro elemento cruciale, a mio avviso, è il rimarcare la perdita dei documenti. Potrebbero rappresentare un mero pezzo di carta di passaggio eppure, come le parole, racconta tutto ciò che noi siamo.

Identità e linguaggio

Ma è davvero impossibile vivere in un mondo che non capiamo? Io credo che il libro voglia dirci proprio questo; noi non abbiamo bisogno di un nome o di un racconto che parli per noi, almeno non in un luogo nel quale sappiamo che tutto ciò di cui siamo a conoscenza è svanito. Nel luogo in cui si ritrova il professore, nessuna radice linguistica è associabile ad altre civiltà sembra essere tutto nuovo e lasciatemi dire magico.

Nel momento in cui viene meno una convinzione o una narrazione storica di ciò che siamo, possiamo solo far affidamento su un istinto di sopravvivenza o sulla voglia di voler andare avanti e si scopre che quei gradini futuri non saranno una fine, ma un inaspettato inizio. Il professore non capisce questo espediente subito, piuttosto cerca di ritornare subito a casa, sentendosi un pesce fuor d’acqua. Prova a soffermarsi su dettagli che potrebbe tralasciare e non accoglie subito la differenza. Raramente ho letto un romanzo così significativo o importante per la mia crescita. Ho davvero pensato che si parlasse delle nostre storie, per quanto diverse esse possano essere e apparire. Consiglio caldamente Epepe perché ritengo che abbia tanto da raccontare con un finale che lascerà il segno per sempre.

Voto: 5/5

 

 

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