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Recensione libro: Flatlandia di Edwin Abbott

Flatlandia è un romanzo fine ottocentesco apprezzato ormai in tutto il mondo. Tradotto in diverse lingue e presente, anche, in diverse edizioni ha cambiato la percezione dei nostri spazi.

Titolo: Flatlandia

Editore :Feltrinelli

Prezzo: 8,50 euro

e-book: 2,99 euro

Abbott attraverso l’ausilio della geometria ha voluto descrivere un mondo in cui sono presenti tutte le riflessioni importanti della nostra vita. Il protagonista è un flatlandese e i lettori fanno parte di spaziolandia un mondo completamente sconosciuto agli abitanti di Flatlandia. La differenza di genere o di classe risiede nelle peculiarità delle forme. Ad esempio, le donne non hanno una dimensione e sono considerate come una linea ferma la cui visuale ottica le rende spesso poco importanti e visibili. Ricorda qualche società moderna, eh?

I quadrati sono uomini appuntabili e e rigorosi, mentre i cerchi rappresentano gli eruditi, studiosi di teologia o studiosi di altro tipo. Non esiste il concetto di altezza e i flatlandesi distinguono le direzioni basandosi su nord e sud. Soltanto in una giornata particolare, il flatlandese che ci scrive si rende conto che la sua visione delle dimensioni è ristretta; non solo egli entra in relazione con spaziolandia scoprendo una terza dimensione ma nota anche linealandia che, per suo stupore, può assumere altri orizzonti e non solo la linea che ha di fronte per visuale. Inoltre, i flatlandesi vivono crisi interne come lo sterminio di massa del colore o la pena di morte per chi non è d’accordo con il sistema geometrico.

Ho trovato Flatlandia un romanzo veramente intuitivo e pieno di spunti riflessivi sulle nostre società. Se consideriamo che Abbott non abbia vissuto nel periodo dello sterminio di massa, il suo lavoro fa davvero moltp riflettere. Spero che troviate un po’ di tempo per leggerlo. Non solo vi piacerà, ma resterà nelle vostre librerie, con onore, a lungo.

Voto: 5/5 con immense lodi

 
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