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Recensione libro: La peste di Albert Camus

Quando Albert Camus parla della peste pensiamo quasi a un libro fantascientifico. Figurarsi se la peste potrebbe ritornare, sembra roba uscita da periodi storici ormai abbandonati. Eppure, Camus ci mette in guardia e ricorda a tutti che la storia spesso si ripete. Il terribile Coronavirus che sta destando morti e inquietudini in Cina e nel mondo racchiude, forse, il reale messaggio dell’autore.

Titolo: La peste

Autore: Albert Camus

Editore: Bompiani

Prezzo: 11,05 euro

e-book: 3,99 euro

Sinossi:Orano è colpita da un’epidemia inesorabile e tremenda. Isolata, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da laboratorio per le passioni di un’umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni né è capace di “essere felice da solo”, il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l’indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l’egoismo gretto gli alleati del morbo.

Il protagonista del romanzo di Camus è il dottor Rieux. Mentre ritorna a casa, scopre che un ratto morto è presente nel palazzo. Il  portiere, quasi incredulo, gli dice che avrà visto o capito male e che è impossibile una cosa del genere. Dopo qualche giorno, si vedono sempre più ratti in giro. Orano è sita su un’isola già lontana rispetto alle altre civiltà. Il peggio avviene quando alcune persone iniziano a sentirsi male e muoiono per il contatto che hanno avuto con i ratti. Di lì in su, i topi non solo si moltiplicano, ma i feriti diventano centinaia e la morte li pervade nello stupore e nella sofferenza.

Da una banale presenza di topi in città, si inizia a parlare di epidemia e della peste la grande antagonista che il dottore è costretto a combattere. Sono diversi i personaggi scettici, ma è proprio Rieux a prendere in mano la situazione e a creare un team capace di intervenire e di assistere i malati. La desolazione e la sofferenza degli abitanti sembra non trovare speranza nella sopravvivenza, se non nell’impegno costante di Rieux.

Camus descrive la peste in uno stile certamente non semplice; non si tratta di un romanzo facile da comprendere ma nella sua complessità l’autore definisce l’entità della peste: per peste si possono intendere tante sciagure che si abbattono sulla società, complessità che rendono difficile la sopravvivenza e che al posto di allontanare gli individui, come accade nella società moderna, avvicina essi ad un mutuo e reciproco aiuto. Leggendo La peste sono rimasta colpita da un passaggio che riporto con piacere:

In tali estremi di solitudine ,inoltre, nessuno poteva

sperare nell’aiuto del vicino e ciascuno rimaneva solo con

la sua preoccupazione . Se uno di noi,per caso, cercava di confidarsi

o di dire qualcosa del suo sentimento , la risposta che riceveva, qualunque fosse,

lo feriva, la maggior parte delle volte

Esistono diverse scuole di pensiero in merito. Le persone colte in un evento disastroso con impreparazione, potrebbero decidere di avviare una sorta di guerriglia al fine sopravvivere, ma io credo più nel reciproco aiuto. Penso che solo in condizioni di estremo stress esista una condizione in cui gli uomini si vedono tutti uguali. Quindi anche nel combattere i virus moderni siamo uguali? Assolutamente no! E’ per questo che il messaggio della peste mette in guardia: quando esiste una solitudine tale da allontanare e condurre a un eccessivo degrado l’altro non rientra per nulla nella nostra visuale. Esistono tante forme di peste, oggi, nella società. Il nostro compito più arduo è quello di arginarle.

Voto: 5/5

 

 

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