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Recensione libro: l’infermiera di Hitler di Mandy Robotham

L’utilizzo del kindle mi sta permettendo di leggere qualche libro appena uscito. Sebbene io non legga più da molti anni libri ambientati nella seconda guerra mondiale, per qualche strana ragione il titolo e la trama mi hanno incuriosito a tal punto da volerlo leggere.

  • Titolo: L’infermiera di Hitler
  • Autore: Mandy Robotham
  • Editore: Newton Compton Editore
  • Prezzo: 12,90 euro
  • e-book: 3,99 euro

Sinossi:Germania, 1944. Prelevata dal campo di concentramento in cui era prigioniera, Anke Hoff non ha idea del destino che la attende. Quando le viene ordinato di assistere, come ostetrica, qualcuno molto vicino a Hitler è costretta ad accettare: in caso contrario tutta la sua famiglia verrebbe uccisa.

L’infermiera di Hitler è un romanzo di fiction che utilizza documenti e avvenimenti storici. La protagonista è frutto dell’invenzione dell’autrice, ma Goebbels, Hitler, Herr Goebbels e altri personaggi sono appartenenti al periodo del nazismo, precisamente ambientato nel 1944. Anke è una levatrice che ha un enorme esperienza sulle spalle, fortificata da un enorme sforzo avvenuto in un ospedale berlinese nel quale prestava servizio. Per problemi di propaganda, avversa rispetto ai contenuti del Terzo Reich, viene separata dalla famiglia e imprigionata in un lager nazista. All’interno di esso, la ragazza inizia a prendersi cura delle donne ebree e a far nascere molti bambini. Il suo servigio diviene tanto popolare da spingere un organo delle SS, quello più vicino ad Hitler, di assumerla per un arduo compito: far partorire Eva Braun.

All’inizio Anke sembra essere titubante, quasi combattuta se accettare o meno, non vorrebbe mai collaborare con i nazisti. Quando i superiori le rivelano le sorti della sua famiglia e l’impossibilità di rifiutare, la levatrice accetterà senza esitare un attimo per trarre in salvo la sua famiglia. Trasferita nella tenuta in cui vive Eva Braun, conosce un superiore con il quale instaura un rapporto di simpatia: Dieter Stenz. Il capitano delle SS sembra essere più gentile e meno crudele degli altri ma il reale interesse è di mantenere in vita la speranza di far nascere in modo sano il bambino. Un bambino che non è scollegato dagli eventi, ma assume un ruolo cruciale e significativo per una Germania dilaniata dalla guerra.

Ho apprezzato molto questo romanzo perché la scrittrice è una levatrice e ha descritto un personaggio femminile potente, servendosi di personaggi realmente esistiti. Non è semplice muovere degli elementi inventati all’interno di una storia narrata più volte. Ho trovato, però, troppo subitanee le relazioni instaurate e credo che alcuni membri del Reich necessitassero di una veridicità in più. Robotham ha messo su un bel romanzo, raccontando la guerra e il nazismo con altri occhi e altri personaggi. Ad esempio. poco si sente parlare dei bambini all’interno del regime. Sono rimasta piacevolmente sorpresa e consiglio caldamente la lettura del romanzo.

Voto: 3.5/5

 

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