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Recensione libro: Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas

Ogni volta che mi recavo in qualsiasi libreria, il mio sguardo cercava sovente un’edizione de “Il Conte di Montecristo”, cercando di convincermi ad acquistarne una copia. Non so bene il perché, ma ho sempre desiderato conoscere la storia di una figura letteraria così controversa e amata all’unanimità. Anticipo che le mie impressioni sono più che positive e, se non avessi altre cose da leggere, potrei leggerlo all’infinito…

 

Titolo: Il Conte di Montecristo

Autore: Alexandre Dumas

Editore: Einaudi

Prezzo: 12 euro

e-book: 2,99 euro

Chiarimenti sulle edizioni e una guida alla lettura

Prima di iniziare a parlare del romanzo vorrei prestare attenzione a dei dettagli che potrebbero solo sembrare tali, ma che nella concretezza modificano l’esperienza di lettura. Il Conte di Montecristo non è stato pensato dall’autore come un romanzo, ma piuttosto veniva pubblicato periodicamente su una rivista e spesso ha goduto della penna di un’altra mano oltre che di Dumas. Il linguaggio presente nel testo appariva per i curatori delle bozze troppo ripetitivo e ridondante, così sono diverse le edizioni che troviamo sul mercato. Io ho comparato tre edizioni: cartacea Einaudi, per kindle mi sono servita di Bompiani e Feltrinelli. Nell’edizione Feltrinelli è presente un saggio di Claude Schopp che ha curato l’edizione e aggiunge alla nostra lettura delle spiegazioni importanti.

Il romanzo eterno

Edmond Dantés lavora sul Pharaon una nave redditizia armata da Morrel. Durante l’ultima spedizione marittima di cui stiamo leggendo, il nostro protagonista è costretto a fermarsi durante il viaggio per consegnare una lettera ad un maresciallo, intimato dalla malattia del Capitano. Al ritorno dalla breve sosta, le condizioni del capitano peggiorano e giunge una morte certa. La bravura di Dantés, al ritorno a Marsiglia, permettono a Morrel di nominarlo Capitano del Pharaon. Sulla stessa nave è presente anche un altro protagonista principale: Danglars.

Quest’ultimo non ha avuto un rapporto idilliaco, durante la spedizione, con Edmond ed escogita un piano per disfarsi di lui. Questo piano può attuarlo servendosi della gelosia di Fernand Mondego, innamorato di Mércedes la donna che Edmond ha intenzione di sposare. La promessa di matrimonio si celebra, ma Danglars convince Mondego a scrivere una lettera in cui Edmond Dantés viene incolpato di Bonapartismo. La lettera, all’inzio doveva rappresentare uno scherzo, a cui anche il terzo compare Caderousse non vuole partecipare mentre sia Fernand che Danglars la spediscono e Dantés viene arrestato.

L’arresto di Dantés sarebbe stato breve, non solo perché tutti riconoscono la bontà del ragazzo e un’ignoranza politico-culturale, ma perché effettivamente lui non aveva nulla a che fare con quei progetti di tumulti. Purtroppo, mentre il procuratore del capo, Villefort, sta per scagionarlo, egli incuriosito dalla lettera chiede a Edmond di mostrargliela. Villefort sembra raggelare sull’istante; il contenuto della lettera coinvolge personalmente suo padre e non può lasciare libero Edmond Dantés così lo imprigiona a vita nel Castello per criminali politici d’If.

L’inizio della vendetta

Le giornate nel Castello d’If non passano mai, soprattutto per un innocente che non riesce a capire la motivazione della sua incarcerazione. Per ben otto anni rimane solo a brancolare nel buio e nella disperazione. Sicché un giorno l’Abate Faria, imprigionato come lui, non tenta una fuga sotterranea e si ritrova casualmente nella cella di Dantés. L’incontro umano con il nuovo interlocutore gli permette di istruirsi, di capire chi sono stati i mandanti della sua incarcerazione e di escogitare una fuga. La malattia e la vecchiaia non permettono a Faria di scappare con Edmond, così egli gli rivela di un tesoro per il quale veniva ritenuto pazzo da tutti. Il ragazzo riuscirà a scappare solo a morte avvenuta, sostituendo il sacco mortuario di Faria con il suo corpo e verrà gettato in mare. Edmond ritrova il tesoro di Faria e acquisisce il nome de Il conte di Montecristo.

Raccontare la storia di Dantés richiederebbe un vero e proprio saggio. Ritengo che questa parte sia la prima non-spoiler e cercherò di analizzare i personaggi senza dare troppe informazioni scomode. Tutti, dopo l’incarcerazione di Dantés, diventano ricchi e si trasferiscono a Parigi. Persino Mercedes sposa Fernand, ignorando ovviamente le malefatte di quest’ultimo. In questo scenario parigino entrano nuovi personaggi: Haydèe, Valentine de Villefort e Maximilien.

Nel corso della storia, dopo quattordici anni di prigione, nessuno riconosce Edmond che non solo ha assunto l’identità del Conte di Montecristo, ma che dell’Abate Busoni e di Lord Wilmore. Maschere sensazionali e utili alla narrazione. Ogni sfaccettatura della personalità di questi personaggi rende avvincente il romanzo. Si tratta di quasi 1400 pagine di lettura, arricchite di suspense e curiosità. Credo che leggere il Conte di Montecristo sia fondamentale per la vita di un lettore ma anche per capire la differenza tra vendetta e perdono.

 

 

 

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