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Recensione libro: Il cardellino di Donna Tartt

Il Cardellino è un grande titolo della letteratura statunitense, pubblicato nel 2013 e vincitore del premio Pulitzer 2014. Sono passati un bel po’ di anni dalla sua pubblicazione, ma riesce ancora a far parlare di sé e ad entusiasmare i lettori. Avevo acquistato l’edizione in Brossura ormai due anni fa, eppure solo pochi giorni fa ho deciso di leggerlo. Donna Tartt è una penna eccezionale e merita una lettura minuziosa.

Titolo: Il Cardellino

Autrice: Donna Tartt

Editore: Rizzoli

Prezzo: 16,15 euro

Pagine: 893 pagine

Sinossi:La storia di Theo Decker, sopravvissuto, appena tredicenne, all’attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita.

Theo Decker si trova in una stanza d’albergo ad Amsterdam, la sua vita è in pericolo. Il lettore non sa bene cosa sia successo al personaggio appena incontrato finché non è lo stesso ad iniziare il racconto. In un flashback di molti anni, Theo ha tredici anni e molti problemi scolastici è stato addirittura sospeso da scuola. La madre, una donna bellissima dagli occhi azzurri, non solo è innamorata follemente dell’arte ma introduce il ragazzino all’arte, come se fosse un filo conduttore per la vita. Un giorno visitano un noto museo newyorkese il “Metropolitan Museum” e, mentre osservano Il Cardellino, di Fabritius, noto studente di Rembrandt avviene inaspettatamente il peggio che l’umanità possa esplorare: un attacco terroristico. La madre di Theo perde la vita, mentre il ragazzino riesce a sfuggire, destreggiandosi tra le macerie, incontrando un anziano che gli dona un anello importante e portando con sé il famoso quadro.

Un capolavoro emozionante…

Per diversi giorni Decker rimane  in attesa di avere notizie di sua madre, convinto che lei sia ancora viva e bloccata in qualche circostanza. Inizia ad ascoltare i notiziari, chiede aiuto con la speranza di ritrovare l’amata madre. Del padre non pensa bene è convinto che non abbia bisogno di lui e ripone la sua fiducia e il suo amore nella figura immortale della madre. Purtroppo la donna non tornerà mai a casa. A notizia avvenuta, Theo decide di passare qualche tempo dai Barbouruna famiglia estremamente ricca e altrettanto infelice nelle relazioni famigliariaffezionandosi a Andy il figlio dei Barbour. L’anello che ha ricevuto in dono gli permette di trovare la famiglia dell’anziano signore, consegnandolo a Hobie e a Pippa, due figure importanti nel romanzo. Hobie è un punto centrale nella passaggio tra il quadro e l’età adulta. Quando Theo viene mandato a vivere con il padre, conosce Xandra, la fidanzata, e stringe amicizia con Boris.

Boris è un personaggio ambiguo sia amichevole che paterno di cui Theo si innamora perdutamente, pur non esplicitando mai i suoi reali sentimenti. In mezzo alla spossatezza, alla figura importante perduta, il quadro è il grande protagonista del romanzo. Non è un elemento per arricchire a suon di soldi, non serve come prestigio, piuttosto è un amuleto o un qualcosa di magico che mantiene il protagonista in vita. L’attaccamento verso un oggetto parla agli altri, delinea delle figure e crea delle storie. Gli psicologici americani hanno spesso riflettuto sull’importanza degli oggetti come descrizione di vita e degli ambienti sociali. Non è un mistero che l’intera narrazione si erga proprio nei suoi riguardi.

Penso che il Cardellino parli di tante cose: della ricchezza sproporzionata, della vera ricchezza d’animo, della perdita, dell’elaborazione del lutto ma anche di una riscoperta nei confronti dell’amore. Sarà il quadro stesso a regalare un immenso significato. Dice Tartt in un passaggio che i quadri o l’arte riescono a unire pezzetti di più epoche e a sistemare qualche coccio quando sembra essere tutto perduto.

Voto: 5/5

 

 

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