Press "Enter" to skip to content

Recensione libro: Dio di Illusioni di Donna Tartt

Risale a pochi giorni fa la recensione de Il cardellino il cui messaggio ha riportato in auge la mia voglia di soffermarmi su testi più corposi ed educativi. Una scoperta strabiliante, la penna di Tartt, che spero di riaffrontare presto. Quest’oggi parlo, a seguito di molto entusiasmo sulla mia pagina social, di Dio di illusioni.

Titolo: Il Cardellino

Autrice: Donna Tartt

Editore: Bur Rizzoli

Prezzo: 13 euro

e-book: 7,99

Pagine: 615

 

Sinossi:Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro eccentrico e affascinante professore di greco antico, che insegna al di fuori delle regole accademiche imposte dall’università e solamente a una cerchia ristretta di studenti.

Il Vermont ospita un singolare istituto specializzato nello studio della letteratura, tra i tanti temi trattati vi è un corso del tutto particolare tenuto da Julian Morrow, un esteta che ha avuto modo di incontrare diversi personaggi celebri nella sua vita e ammette solo cinque studenti al corso di greco. Siccome Richard ha già sprecato un anno a medicina, si trasferisce nel College per poter frequentare il suddetto corso, ma nessuno gli aveva spiegato della rigida regola del professore. Solo dopo aver mostrato le sue capacità in un incontro bibliotecario con gli altri cinque studenti del corso, Morrow fa un’eccezione e ammette lo studente al corso. Gli studenti del professore sono tutti individui particolari, molti dei quali squattrinati e soggiogati dalla noia delle loro esistenze. Tra cui anche Richard , affascinato dal docente e dalle vite apparentemente brillanti di Henry, Camilla e il gemello; Bunny e Francis. L’illusione descritta nel titolo potrebbe risiedere innanzitutto in questi pochi elementi. La cittadina in cui avvengono i fatti è Hampden e, anche in questo romanzo, Tartt descrive temi quali l’omosessualità e l’utilizzo di stupefacenti.

da qui in poi, se non avete letto il libro, vi saluto…

I corsi del prof. Morrow sono particolari non solo perché trattano il greco, al suo interno si trattano delle tematiche provenienti dai miti greci che eludono i concetti di “giusto”, “norma”, “divieto”. Si parla di Dioniso, delle Baccanti e del rituale di pacificazione. In questo senso, ringrazio il mio docente di filosofia politica, all’università, che propose lo studio di  René Girard il cui pensiero è applicabile in situazioni come questa. Gli studenti del professore non studiano la letteratura o Dioniso, essi vogliono esperire quanto avviene nelle baccanti.

Per esperire una tale esperienza trascendentale – e qui credo che si possa anche citare Thoreau come spesso fa Tartt- c’è la necessità di mettere da parte le norme e i tabù che ogni società insegna agli altri. Tra i più importanti vi è il divieto di uccidere l’altro. Purtroppo è ciò che avviene durante il rituale simbolico dedicato a Dioniso, un omicidio che passa in sordina nelle menti dei personaggi e ci cui, notizia importante, Richard non prende ancora parte.

Analisi del testo

Il pensiero di Girard, o meglio la tragedia greca, la si può applicare nella conseguenza quando si uccide qualcuno; il sospetto, la paura di non aver fatto bene qualcosa, l’essere scoperti porta allo ‘stato di bando’ dei partecipanti. Avendo eluso ogni regola, la considerazione del gruppo diventa settaria. Non esiste più via d’uscita. Per poter fermare la violenza che si è perpetrata nella ristretta cerchia di amici bisogna eliminare l’unico che potrebbe parlare dell’accaduto: in questo caso è Bunny. Ma perché Richard, che non ha preso parte al primo omicidio, decide di uccidere? Qui ritorniamo all’estetismo, alla fascinazione dei gruppi con elementi carismatici al loro interno. Prima Julian, poi Henry, creano suggestione e permettono di far apparire l’omicidio come necessario e purificante per loro.

Dunque parliamo di vite spezzate, ai margini, mi ha fatto riflettere un’affermazione di Henry in cui si evince il suo isolamento rispetto agli altri e l’eccitazione provata nell’atto del crimine. Ma è stato forse Julian a creare questa dinamica? Difficile richiudere il discorso su sé stesso e incolpare l’esteta degli avvenimenti. Lo stesso Julian che prende decisioni discutibili dopo l’accaduto.

Le illusioni di nessun dio

Prendo spunto da Girard per analizzare anche il rapporto tra Henry e Julian, il più importante e il filo conduttore dell’intera vicenda. E’ chiaro che Henry, non sia solo affascinato dall’esteta irraggiungibile, ma ne sia innamorato dal punto di vista spirituale e di rappresentazione. Julian non è mai colpevole direttamente delle sue azioni, non incita alla riproduzione simbolica di Dioniso eppure i suoi adepti è ciò che pensano di fare. Girard diceva, in questo caso, che il discente deve essere sempre impeccabile nei confronti del docente, ma mai superarlo nell’azione. Una macchia che costa un’intera vita. Anche

Allora perché Dio di illusioni? Dio, perché chiaramente nessuno può essere dio anche in queste situazioni così intricate e illusioni quando scopriamo che nessuno dei personaggi è eccezionale come descritto. L’omicidio rende all’apparenza superiori ma c’è un prezzo da pagare. Chiaramente un prezzo che Julian non paga, neppure moralmente.

La lunghezza e il divagare delle mie parole- sperando che non abbiano condotto verso la noia più totale- sono una dichiarazione d’amore letteraria nei confronti di Tartt ma vorrei comunque sottoporre delle minuscole difformità di lettore, mai stilistiche. Credo che in alcune parti del romanzo l’autrice si sia dilungata troppo o, in altri, ha interrotto bruscamente il filamento della narrazione. Bellissimo, non solo lo consiglio ma pretendo che lo acquistiate anche in cartaceo. Non potete sottrarvi, sarebbe sacrilego!

Voto: 5/5
  • Fonti utilizzate: La violenza e il sacro, René Girard, Adelphi (Capitolo V su Dioniso e Baccanti)
  • Il cardellino

 

 

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: