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Vivere liquido, un grande saggio di modernità

Vita liquida è un saggio che mi sentirei di consigliare a chiunque fosse interessato alla vita che ci circonda. Il nome di Bauman si è fatto strada anche in ambiti del tutto diversi rispetto alla sociologia, proprio perché il concetto di liquidità risulta un valido oggetto interpretativo.

Titolo: Vita liquida

Autore: Zygmunt Bauman

Editore: Laterza

Prezzo: 10,45 euro

ebook: 3,99 euro

Pagine: 179

 

Sinossi: Stress, paura sociale e individuale, città alienanti, legami fragili e mutevoli: la vita liquida è precaria, vissuta in condizioni di continua incertezza, con la paura di essere colti alla sprovvista e rimanere indietro. Ciò che conta è la velocità, non la durata.

La liquidità non vuol dire soltanto fluidità ma è un metodo di riconoscimento per l’individuo moderno. Esso vive in metropoli ricostruite, in cui non solo circola la merce più in ma sono i consumi a far di lui ciò che è. Bauman analizza questo nuovo modo di vivere moderno, attraverso la cultura, la paura, il simbolico, le realtà urbane e ovviamente i consumi. Per consumi non s’intendono le merci ma una vera e propria costruzione dell’identità. L’individuo non sembra più essere costituito soltanto da valori, amicizie, amori o contenuti personali ma soprattutto da dettagli che, come ricorda l’autore, possono essere acquistati  sul mercato a prezzi vantaggiosi.

L’identità ha a che fare soprattutto con la modernità, perché essa è stata completamente ridisegnata dagli altri. L’esempio più lampante è lo Stato Nazione. Esso include ed esclude gli individui, non solo attraverso i consumi ma delineando ciò che è noto e ciò che è assolutamente diverso o altro rispetto a noi. Anche il concetto di cultura, per nulla definibile con certezza, può rientrare nei livelli interpretativi precedenti. Che cosa succede, dunque, all’individuo che vive con liquidità? Esso è costantemente alla ricerca di un oggetto che ha potuto notare addosso ad altri o di cui ritiene di far parte; questo oggetto per antonomasia fin dalla sua nascita e, come avviene con i modelli economici neoliberali, è costretto ad esaurirsi nel minor tempo possibile.

Non esiste un desiderio a lungo termine, esiste un desiderio perenne, rinnovabile e insoddisfacente. Questa sorta di tendere verso un qualcosa che non può essere esaudito ma che si esaurisce subito, condiziona anche l’ecologia delle realtà urbane. Sono tanti i prodotti spasmodicamente immessi sul mercato che cercano uno smaltimento continuo. E’ per questo che la merce, secondo gli individui, deve essere smaltita subito. Ciò ha a che fare, riprendendo anche il mediologo Marshall McLuhan, con la nascita del villaggio globale, superato da un mondo quasi 3.0 avanzato rispetto ai social che conosciamo. E’ sulla rete che le identità diventano mutevoli, si modificano, e diventano terreno fertile per nuove rappresentazioni.

Sarà la mia passione per l’ecologia urbana, ma ho trovato il collegamento con Nan Ellin, uno dei più autorevoli studiosi delle tendenze urbane, perfettamente calzante con i concetti di paura e chiusura. La paura, intesa come sentimento malevolo e riconducibile anche alle ansie, avvalora la tesi di difendere e proteggere un determinato perimetro. In tante realtà urbane, la differenza tra la povertà e la ricchezza è davvero devastante. Come direbbe qualche ferrato statistico è pressoché polarizzata. Secondo lo studioso urbano, nel miglioramento urbano bisognerebbe includere la connessione, la comunicazione e una sorta di celebrazione degli spazi.

Sempre Bauman è convinto che anche il concetto di pubblico sia diventato di tipo maniacale. Un luogo in cui non esiste una definizione totale e in cui i soggetti si sentono autorizzati a scaricare una furia emotiva completamente fuori controllo e senza precedenti. Ma ciò non è altro che il frutto di una scarsa comunicazione urbana. In alcune realtà si è preferito creare delle panchine per homeless piuttosto che cercare un processo riabilitativo per quei soggetti sfortunati.

Insomma, spero di aver dato un piccolo spunto e di aver invogliato qualcuno alla lettura. Bauman, per me come per tanti altri, è un maestro. Il miglior pensatore della modernità, a mio modestissimo avviso.

Voto: Inestimabile.

 

 

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