La società della trasparenza di Byung-Chul Han

Non avendo studiato approfonditamente la filosofia alle superiori, solo in alcuni esami universitari che reputo i più importanti, credo di aver trovato nel saggio del professor Han un ottimo spunto di riflessione sul concetto di trasparenza che tocca più punti delle nostre vite; la conseguenza è il vacillare delle nostre consapevolezze.

Autore: Byung-Chul Han

Titolo: La società della trasparenza

Editore: Nottetempo

Prezzo: 11,40 euro

e-book: 3,99 euro

 

 

Sinossi: La società contemporanea è al servizio della “trasparenza”: da una parte le informazioni sulla “realtà” sembrano alla portata di tutti, dall’altra tutti sono trasparenti – cioè svelati, esposti – alla luce degli apparati che, nel mondo postcapitalista, esercitano forme di controllo sugli individui. Cosi il valore “positivo” della trasparenza maschera, sotto l’apparente accessibilità della conoscenza, il suo rovescio: la scomparsa della privacy; l’ansia di accumulare informazioni che non producono necessariamente una maggiore conoscenza, in assenza di un’adeguata interpretazione; l’illusione di poter contenere e monitorare tutto, anche grazie alla tecnologia. In questo saggio, Byung-Chul Han interpreta la trasparenza come un falso ideale, come la più forte delle mitologie contemporanee, che struttura molte delle forme culturali più pervasive e insidiose del nostro tempo.

Una società trasparente guarda sempre avanti e ha bisogno di positività. Essa verte sui principi della verità e della trasparenza intesa come un insieme di contenuti che dovrebbero determinare un sapere assolutistico più che assoluto. Questa modalità senza filtri, vuota e banale, che insegue per forza dei principi perpetra anche nelle vite dei singoli individui. La trasparenza giura di abbattere ogni sotterfugio o ogni elemento non chiaro o limpido ma va a privare gli individui della loro sfera intima ed emotiva. Nella trasparenza tutti guardano, ma ci sono delle questioni che non possono essere guardate e valicano il principio della privacy.

L’autore colpisce il lettore nel segno apportando l’antico esempio della psicanalisi di Freud: se neppure noi siamo in grado di guardare dentro noi stessi e di essere certi di non mentirci, appare chiaro che quella realtà che crediamo di sostenere e mandare avanti è un costrutto che vacilla. Attraverso dei focus tematici che partono dalla trasparenza si arriva a percepire anche il controllo che una società esercita sui suoi individui. L’algoritmo è il regime moderno del controllo; azzeccato è l’alternarsi del like e del dislike i quali veicolano i contenuti delle relazioni in rete e le identità sempre più fluide.

Il saggio del professor Byung-Chul Han non è certamente di facile comprensione. Trovo interessante interrogarsi sulla realtà che ci circonda e trovare nel banale, come le nostre relazioni con gli altri, profondità e attitudini non chiare.

 

 

 

Alessandra

Classe 1994, da sempre innamorata della conoscenza e della letteratura. Sono appassionata di studi sociologici e della pallacanestro americana.

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