La fattoria degli animali di George Orwell

Sono uscite due nuove edizioni de La fattoria degli animali. La prima è di Fanucci, la seconda che ho acquistato è della Bur Rizzoli con testo in inglese a fronte. A partire dalla bellezza pittorica e geometrica della copertina, per finire nel saggio d’approfondimento sulla personalità di Orwell sono stata colta da un piacevole tepore letterario che riporterò di seguito.

Titolo: La fattoria degli animali

Editore: Rizzoli

Prezzo: 10 euro

Kindle: 4,99 euro

Sinossi: Ispirati dal vecchio Maggiore, il maiale più anziano e saggio, gli animali della Fattoria Modello si ribellano e cacciano il signor Jones, il proprietario: nasce così la Fattoria degli Animali, il luogo dove finalmente potranno godersi i frutti del loro lavoro, guidati dai princìpi dell’Animalismo. Ma qualcosa va storto, perché il potere, come ci ricorda Orwell in questa “favola” moderna, logora anche chi ce l’ha, che si muova su due o su quattro zampe. Così i maiali, pionieri della Ribellione, da rivoluzionari si trasformano ben presto in funesta autorità, e il loro leader Napoleone fa in fretta a sbarazzarsi di Palla di Neve.

George Orwell, pseudonimo di Erick Blair è stato un grande scrittore, giornalista e saggista dichiaratamente socialista. Egli disdegnava il comunismo sovietico e cercava sempre di sviscerare le cause della sua avversità nonostante la censura fosse all’ordine del giorno. Per questa motivazione l’opera fu scartata da quattro editori, tre dei quali per motivi politici. 

La fattoria degli animali è un’opera  ingombrante il cui eco arriva  a tante generazioni per il suo messaggio puntuale ed esaustivo. A mio modestissimo giudizio, vicino al lavoro che compì Marx nell’avversità della Dieta Renana contro la censura nel suo tempo, precedente ad Orwell. Secondo entrambi gli autori, la censura non solo è una manipolazione della realtà che fornisce le false immagini del mondo. Piuttosto si tratta di una forma putrida di creare un giudizio contrastante di portare a galla le falle dei regimi spesso totalitari.

La censura

L’Inghilterra contemporanea di Orwell, inneggiava spesso il regime sovietico. Ma l’autore intendeva parlare con astuzia e sincerità, attraverso un linguaggio semplice, facendo in modo di colpire la gente comune e di far sapere loro di condividerne la medesima condizione socio-economica. Come è avvenuto in un’edizione ucraina, distribuita in sordina, che condannava lo stalinismo e le forme di regime totalitario. La fattoria è composta da animali che assumono fattezze reali, in quanto ispirate a personaggi storici importanti. Il riferimento all’Unione sovietica è sempre presente ed uno dei personaggi rappresenta proprio Stalin. Il maggiore che rappresenta Marx, un maiale purosangue molto intelligente, descrive sette comandamenti per poter insegnare agli animali il rispetto, la tolleranza e la giustizia. Non importa quali siano le diversità tra di loro, ma l’assoggettamento del lavoro crea una dipendenza che permette al vecchio fattore ubriacone di disporre delle loro vite.

L’importanza della parola

Questi comandamenti impartiti, sono difficili da assimilare così si giunge alla conclusione che alcuni animali sono eguali, ma altri lo sono ancora di più. In un momento di confusione e mancanza, gli animali riescono a fuggire e ad impadronirsi della fattoria. Nasce così una sorta di arrangiamento politico creato dal popolo. Tuttavia, il messaggio che Orwell intende imprimere nelle nostre menti è semplice: non basta scoperchiare il vaso di pandora e rifiutarlo. E’ importante che i rivoltosi giunti al potere non diventino come i carnefici delle precedenti epoche. Il lavoro subordinato, come insegna Marx, sarà sempre la rovina dell’umanità. Non esiste libertà nell’assoggettamento.

Voto: inestimabile

 

 

 

 

Alessandra

Classe 1994, da sempre innamorata della conoscenza e della letteratura. Sono appassionata di studi sociologici e della pallacanestro americana.

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