Stai zitta di Michela Murgia- Recensione

Stai zitta.

Non è soltanto un imperativo violento che qualcuno ci rivolge è diventata una prassi assai diffusa, nel tempo, per le donne. Anche quando si fa dibattito si finisce sempre per dipingere chi cerca di aprire delle questioni importanti, come noiose, iene e così via. Il nuovo saggio di Michela Murgia ha riscosso un enorme successo perché spiega attentamente come il linguaggio, la sintassi, la morfologia definiscano una costruzione patriarcale della comunicazione all’interno delle relazioni sociali.

Titolo: Stai zitta

Autrice: Michela Murgia

Editore: Einaudi

Pagine: 128

Prezzo: 12,35 euro

e-book: 7,99 euro

 

Sinossi: Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva. Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio. È una morte civile, ma non per questo fa meno male. È con le parole che ci fanno sparire dai luoghi pubblici, dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie, ma di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa per il linguaggio uccide la nostra possibilità di essere pienamente noi stesse.

Qualche giorno fa i media nazionali hanno riportato le parole di una nota direttrice d’orchestra che ha chiesto espressamente di chiamarla direttore. Sui sociali l’opinione pubblica si è divisa: c’è chi ha affermato di dover continuare a omettere il genere perché le femministe scocciano e chi ha sollevato la questione. Una parte importante di questo saggio, e mi scuso se non lo tratterò cronologicamente, si sofferma minuziosamente sul paternalismo e di come il linguaggio aiuti gli uomini a far scomparire le donne. O a definirle attraverso un’eccezione alla regola. Potrebbe non fare la differenza per qualcuno, ma anche a livello televisivo e mediatico molte donne di successo vengono chiamate per nome di battesimo o semplicemente presentate come una donna, sì ma una donna chi? Si chiede giustamente Murgia. Anche l’utilizzo dell’articolo prima del nome svilisce l’importanza dell’interlocutrice. 

Oppure quando una donna diventa famosa e la si annovera tra le astromamme, altro ancora una mamma, o mamma scienziato e così via. Questo linguaggio alimenta ancora di più la società sessista in cui purtroppo viviamo. 

Stai zitta è un modo per mettere da parte.

Il linguaggio violento che si usa contro le donne spesso è mediatico o perpetra nelle relazioni sociali; Murgia spiega come in alcuni interventi radiofonici non riuscendo a comunicare con un interlocutore maschile, questo decidesse di azzittirla o di sbottare. Siamo abituati a ritenere di dover stare zitte. Mi è capitata una situazione analoga, con un uomo, che mi ha detto di essere troppo puntigliosa o di parlare tanto. La realtà è che le donne sono state zitte per troppo tempo e dovremmo smetterla di giustificarci.

Stai zitta non è più possibile.

 

Alessandra

Classe 1994, da sempre innamorata della conoscenza e della letteratura. Sono appassionata di studi sociologici e della pallacanestro americana.

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2 commenti

  1. Sto sentendo molto parlare di questo libro, della Murgia non ho ancora mai letto nulla, ma intendo recuperare qualche suo libro prima o poi, dato che mi interessa il tema del femminismo. Com’è il suo modo di scrivere? Sembra all’apparenza molto “crudo”.

     
    1. Alessandra dice:

      Ciao Naomi, grazie per aver lasciato un commento su Libri da Scoprire. Benvenuta.
      Michela Murgia parla di realtà circostanti, con un linguaggio semplice e per tutte.
      E’ un’autrice che apprezzo davvero molto, soprattutto se si pensa che riflette su temi molto attuali.

       

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