Capitalismo 4.0: una riflessione

Il collettivo Into the Black Box che si occupa di spazialità, trasformazioni del lavoro all’interno delle metropoli e le trasformazioni del cosiddetto capitalismo delle piattaforme rimanda uno studio interessante e approfondito, transdisciplinare. La mia lettura nasce da una proficua collaborazione con la casa editrice Meltemi.


 

Titolo: Capitalismo 4.0. Genealogia della rivoluzione digitale

Autori: a cura di Into the Black Box

Editore: Meltemi

Prezzo: 16 euro

E-book: 9,90 euro

Descrizione di Capitalismo 4.0: Oggi si parla sempre più spesso di rivoluzione 4.0, in riferimento a un insieme di processi come la rapida crescita del “capitalismo delle piattaforme” e, più in generale, l’innesto sempre più pervasivo nel quotidiano di robotica, Internet of Things e dimensione algoritmica. Si tratta di processi che stanno trasformando profondamente anche il mondo del lavoro. Il volume – curato dal collettivo Into the Black Box – si propone di indagare tale realtà con uno sguardo attento non solo alle innovazioni tecnologiche e organizzative, ma anche e soprattutto alle forme di conflittualità che, dalle lotte nella sfera della riproduzione sociale ai “blocchi logistici”, si sviluppano all’interno delle catene globali del valore. Postfazione di Sergio Bologna.


Recensione di Capitalismo 4.0

La rivoluzione industriale

Sulla rivoluzione industriale molti studiosi e studiose hanno a lungo dibattuto. Nella prefazione, nonché introduzione di Capitalismo 4.0, si introduce il lettore all’espressione 4.0. Ci si riferisce all’ascesa e allo sviluppo di un’economia delle piattaforme. Di tipo societario e sociale, nonché di un’espressione o di una valutazione legata a un’ulteriore trasformazione industriale. Terminologie che non sempre mettono d’accordo chi riflette sulle trasformazioni del lavoro o sulla tecnologia adottata. Ci si riferisce, per sfiorare il concetto di 4.0, all’avanzare delle piattaforme digitali (Uber, Google, Amazon) come nuovo assetto o divisione del lavoro. Il lavoro è composto da diversi saggi in cui si cerca di indagare la critica all’industrializzazione, la posizione delle donne all’interno di questi contesti, i riots dei lavoratori e un’intervista finale a Ursula Huws che si è occupata a lungo del telelavoro e dell’implementazione delle tecnologie nel lavoro. Un ruolo centrale è stato giocato e messo in risalto dalla pandemia.

Necessariamente proveniente da  una recente crisi economica in cui il lavoro logistico è aumentato a dismisura riducendo il tempo del leisure e restringendo, significativamente, la qualità del lavoro e del salario. La storia si confronta con dei dati non esaustivi o completi, nel processo di industrializzazione come facevano notare studiosi come Said e Du Bois non sono affiorate nell’immediato le visioni di occidentalizzazione e di eccellenza europea che tralasciano il colonialismo e lo sfruttamento.

L’algoritmo

La dimensione del sociale muta con la quarta rivoluzione industriale poiché si genera una sovrabbondanza di dati, algoritmi in grado di raccogliere dati e un vero e proprio rapporto di dominio in cui quantità e qualità generano uno spazio altro in cui operare. Il lavoratore è protagonista della presenza di un esoscheletro che mischia il digitale e la forza lavoro classica. Il dato non è più numerabile e matematico, piuttosto configura le forze sociali e i rapporti. Avviene un’integrazione tra le macchine e l’uomo che trasforma il tempo e il lavoro, ma non si escludono vicendevolmente. I saggi fanno spesso riferimento al contributo marxista sul general intellect ovvero di una presenza di alta tecnologia o meccanica nel luogo e nel tempo del lavoro che non è scindibile dai lavori e che rientra in un’intelligenza collettiva. Un’altra parte interessante presente in Capitalismo 4.0 è il rapporto che emerge tra la razza e lo sfruttamento.

In precedenza, evidenziavo i contribuiti di Said e Du Bois, lo schiavismo e di come alcune teorie sul sottosviluppo o un’arretratezza rispetto a un avanzamento di risorse hanno dipeso, in realtà, da rapporti di dominio e politiche coloniali. Evidenzio, anche, la presenza di una non regolamentazione della cura o del lavoro domestico. Di come il lavoro, spesso a cottimo e precario, influenzino politiche di genere e l’esclusione immediata delle donne all’interno dei processi del lavoro. Sorretti certamente da un sistema patriarcale.

Ho apprezzato questa lettura e trovato delle indicazioni per approfondire degli argomenti di mio interesse. Spero di aver colto bene le informazioni recepite all’interno dei saggi e di “influenzare” voi alla lettura. Avrei apprezzato ancor di più una bibliografia generale, al termine del libro, perché c’è davvero tanto da appuntare e ricercare.

 

 

 

 

Informazioni sull'autore

Classe 1994, da sempre innamorata della conoscenza e della letteratura. Sono appassionata di studi sociologici e della pallacanestro americana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: