Sex education 3: recensione della terza stagione

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Pochi giorni fa sono stati rilasciati per Netflix gli otto episodi della terza stagione di Sex Education. Ennesima stagione attesa, ma con dei punti sia alti che bassi. Quale opinione? Lo scopriamo qui!

Sex education 3 si apre con una relazione confusa tra Otis e Ruby che sembrano non avere molto in comune. Dietro il personaggio freddo, insensibile e costruito della ragazza si celano problemi e dolori da affrontare che si sviluppano bene lungo la trama. Adam e Eric continuano a conoscersi, prolungando la loro relazione tra alti e bassi infiniti. Trovo che il primo sia stato in grado di ottenere una crescita maggiore rispetto alle due stagioni precedenti. Anche Jean e Jakob sono in profonda crisi

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Di che cosa parla sex education 3?

Nonostante non sia contenta di tutti i contenuti e gli intrecci di questa stagione, alcuni personaggi come ho accennato sono stati curati e strutturati meglio a discapito di altri. Sia Eric che Maeve sono i grandi assenti di questa stagione. Addirittura il ragazzo mi è sembrato molto diverso e poco credibile. La relazione mai sbocciata tra Maeve e Otis, si prolunga troppo inserendo anche ingiustamente Isaac.

I messaggi che più ho colto e apprezzato sono stati l’introduzione di due personaggi Queer, la presenza di una nuova preside dedita al modello della meritocrazia e dell’apparenza; la maternità in età adulta e la sessualità per le persone con disabilità. La mancanza di uno spazio privo di genere nelle scuole e la conseguenza degli abusi sessuali o delle molestie su giovani donne. Sex education 3 rimane uno show in grado di portare a galla tanti macro-problemi, evidenziarli e esasperarli, ma spesso risulta manchevole nel proseguo di alcune storie create in precedenza. Otto episodi sono pochi e non curati alla perfezione, restano piuttosto isolati e in sospeso. Un’attesa non comprensibile e che tende al dimenticatoio.

Che cosa non ha funzionato?

Anche questa terza stagione si è rivelata utile per poter affrontare diverse tematiche. Tuttavia, non mancano alcune piccole critiche che dividono le opinioni: mentre nelle precedenti stagioni scenograficamente il sesso rappresentava uno strumento potente e rivelatorio, nella terza stagione  l’ho trovato addirittura caricaturale e poco significativo per le trame abbastanza scialbe che si sono susseguite. si raggiungono alcune profondità, altre invece continuano lo strascico delle stagioni precedenti. Si è voluta aggiungere Hope, rappresentante del merito e del decoro, ma gli studenti sembrano più guardare cosa succederà in futuro piuttosto che rivelarsi i protagonisti della storia. Ho avuto anche l’impressione che gli otto episodi fossero troppo brevi rispetto agli avvenimenti e che nessuno ha ottenuto un primo finale. Ciò è sicuramente dovuto all’enigma che si cerca di mantenere per le prossime, eventuali, stagioni. Però, così si rischia di far calare l’attenzione e l’interesse verso una delle serie più potenti e apprezzate dell’ultimo periodo. 

Voto: 3/5

 

 

 

Informazioni sull'autore

Classe 1994, da sempre innamorata della conoscenza e della letteratura. Sono appassionata di studi sociologici e della pallacanestro americana.

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