La democrazia dei followers, recensione del saggio di Banti

Ritorna la serie saggiamente in cui cerco di parlarvi di qualche saggio interessante e lo recensisco con voi. Stavo studiando un po’ le novità sul neoliberismo e mi sono imbattuta ne La democrazia dei followers di Alberto Mario Banti. Uno dei saggi più interessanti usciti dal 2020 ad ora, ne parlo con vero piacere.


Informazioni libro: La democrazia dei followers. Neoliberismo e cultura di massa di Banti

Titolo: La democrazia dei followers

Autore: Alberto Mario Banti

Editore: La terza

Pagine: 136

Trama del libro: Le politiche neoliberiste degli ultimi decenni hanno arricchito una minoranza, approfondendo le disuguaglianze e riducendo la mobilità sociale. Eppure a questo stato di cose non corrisponde una reazione di massa, come se le persone fossero impoverite non solo materialmente e fossero incapaci di immaginare un altro scenario. E in effetti, sul piano politico nessuno mette veramente in discussione la logica del ‘libero mercato’, che viene considerata una legge di natura. La destra sovranista – con Salvini e Meloni – ha aggiornato la retorica nazionalista ottocentesca indicando negli immigrati e nell’Europa i nuovi capri espiatori. La sinistra ha passivamente seguito, illudendosi di poter dare una versione ‘progressista’ del patriottismo.


Recensione del libro

All’inizio de La Democrazia dei followers l’autore propone un excursus storico sulla nascita dei consumi di massa. Imposta la lancetta sugli anni trenta del novecento, spostandosi velocemente negli Stati Uniti luogo in cui iniziano a nascere degli interessi collettivi legati ai consumi di massa. Il saggio affronta il tema del cinema e delle pluralità mediali, infatti si sofferma sull’importanza e sul ruolo distorto che i media tradizionali (la tv) hanno avuto sulla società. Un veicolo costante di idee, desideri e rappresentazioni trasmutate nel reale, nella vita di tutti i giorni. Ho trovato interessante l’approccio di Gerbner, studioso di comunicazione statunitense, che delinea perfettamente come avviene l’impostazione e l’influenza dei media.

Oggi la società si è evoluta con i social, ma l’impatto dell’esperienza ludica rimane pressoché la stessa. Il neoliberismo verte su un mercato libero, che non conosce regole né sanzioni, non ci sono altre alternative ricordano molti teorici. Eppure perde via via l’impatto importante di investire attraverso politiche di welfare improntate sulla cooperazione e coesione dei soggetti. Anche e soprattutto il sistema culturale è influenzato da queste politiche, sorrette da industrie e privati. Banti mette a confronto i dati disponibili dell’industria cinematografica ed evidenzia come l’attenzione dagli anni quaranta in cui iniziano a uscire tematiche di suspense o patriottiche sia pressoché invariato oggi.

Che cosa guardano gli spettatori nell’epoca della democrazia dei followers?

Gli spettatori guardano film di supereroi, anche romantici, rassicuranti e che abbiano un lieto fine ben strutturato e organico. Perdono consapevolezza dell’esperienza del dolore e immaginano la vita dei sogni come se ci fosse un parco giochi ludico e pedagogico a disposizione. Le narrazioni si susseguono e diventano universali, creando dei miti fantastici cui far riferimento. Inoltre, qualora si delineasse un attenzione verso la violenza ciò diviene un motore per scacciare il maligno dalla sfera di calma e quiete. C’è un bell’esempio sulla cinematografia horror e la saga dello squalo di Spielberg che ho personalmente amato e apprezzato.

Quali sono i rischi?

Il saggio non intende superare o evitare questi tipi di consumi. Riflette su un impoverimento della società nel tempo. In Democrazia dei followers vengono raccolti alcuni dei film proiettati negli anni quaranta. Non è difficile dedurre o constatare che oltre alle esperienze ludiche c’erano alcune espressioni provenienti dalla vita quotidiana: i gansters movies, il neorealismo cinematografico e una serie di esperienze di vita. Questo impoverimento riduce la criticità e il ragionamento su ciò che ci circonda. Si rischia di annegare in un mondo preconfezionato e distorto, in cui la necessaria esperienza del dolore diventa il maligno da esorcizzare. Ricordo un dibattito acceso di Martin Scorsese molti mesi fa. Nella mia riflessione del tempo, evitai di esprimermi a favore o contro.

Il regista sostanzialmente esponeva la sua preoccupazione sui parchi ludici cinematografici, espressamente Marvel. Non sono convinta che il cinema si muova solo in quella direzione. Ma sarebbe necessario implementare anche altri tipi di cinema orientati e improntati verso altro. Leggere democrazia dei followers è stato un bel momento di riflessione. Sono appassionata di cinema, è addirittura il mio ambito di specializzazione in magistrale insieme alla letteratura e i social. Il saggio del professor Banti mi ha arricchito, ma l’ho trovato altrettanto semplice e poco macchinoso da poter essere letto anche se non si studiano queste tematiche. Lo consiglio a chiunque interessi l’approfondimento sulla realtà che ci circonda.

 

Alessandra

Classe 1994, da sempre innamorata della conoscenza e della letteratura. Sono appassionata di studi sociologici e della pallacanestro americana.

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